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	<title>Agriturismo Podere Pratella &#187; Cosa Visitare</title>
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		<title>Suvereto, dove si vive la storia.</title>
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		<pubDate>Mon, 09 Mar 2015 16:28:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro Colletti</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Suvereto, il borgo dove si respira la storia. Cliccate su Suvereto&#8230;.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://menuesotto.blogspot.it/2013/02/oggi-nellormai-consueto-viaggio.html" title="Suvereto">Suvereto</a>, il borgo dove si respira la storia.<a href="http://www.agripratella.com/wp-content/uploads/2015/03/Suvereto1.jpg"><img src="http://www.agripratella.com/wp-content/uploads/2015/03/Suvereto1.jpg" alt="Suvereto1" width="259" height="194" class="alignleft size-full wp-image-951" /></a><br />
Cliccate su Suvereto&#8230;.</p>
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		<title>Campiglia: un borgo che affascina.</title>
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		<pubDate>Mon, 09 Mar 2015 15:56:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro Colletti</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Notizie]]></category>

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		<description><![CDATA[Campiglia Marittima è uno dei borghi più belli d&#8217;Italia. Cliccate su Campiglia Marittima]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://menuesotto.blogspot.it/2013/02/nel-1-oo-4-d.html" title="Campiglia" target="_blank">Campiglia Marittima</a> è uno dei borghi più belli d&#8217;Italia.<a href="http://www.agripratella.com/wp-content/uploads/2015/03/Campiglia1.jpg"><img src="http://www.agripratella.com/wp-content/uploads/2015/03/Campiglia1.jpg" alt="Campiglia1" width="285" height="177" class="alignleft size-full wp-image-945" /></a><br />
Cliccate su Campiglia Marittima</p>
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		<title>Il nostro vicino è un artista: sculture nella natura a Pratella di Monteverdi.</title>
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		<pubDate>Wed, 27 Aug 2014 16:17:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro Colletti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cosa Visitare]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie]]></category>

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		<description><![CDATA[Qui le distanze rendono ambigua la definizione di vicino: il nostro vicino in direzione di Monteverdi si trova a 1,3 km. Si chiama Thilo, artista e scultore, professore di scultura. Ha disseminato nel verde alcune sue sculture, in marmo bianco e colorato e onice, attorno ad un laghetto pieno di ninfee e rane. Un posto [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Qui le distanze rendono ambigua la definizione di <em>vicino</em>: il nostro vicino in direzione di Monteverdi si trova a 1,3 km. <a href="http://www.agripratella.com/wp-content/uploads/2014/08/Thilo-rid2.jpg"><img src="http://www.agripratella.com/wp-content/uploads/2014/08/Thilo-rid2-300x200.jpg" alt="Thilo rid" width="300" height="200" class="aligncenter size-medium wp-image-763" /></a><br />
Si chiama Thilo, artista e scultore, professore di scultura. Ha disseminato nel verde alcune sue sculture, in marmo bianco e colorato e onice, attorno ad un laghetto pieno di ninfee e rane. Un posto di pace e cultura, anzi scultura. Per info e contatti: Agriturismo Podere Pratella.</p>
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		<title>Un&#8217;oasi di arte e natura a Sassetta.</title>
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		<pubDate>Sun, 27 Jul 2014 09:47:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro Colletti</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Notizie]]></category>

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		<description><![CDATA[Le opere di Guido Messer sono esposte in numerose mostre, nei musei, in collezioni private e in tanti luoghi pubblici, innanzitutto in Germania, ma anche in altri paesi d&#8217;Europa e d&#8217;oltremare. Nel corso della sua lunga carriera artistica, lo scultore Guido Messer ha realizzato, insieme a sua moglie Ruth Marta, un “Giardino delle Sculture“ a [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Le opere di Guido Messer sono esposte in<br />
numerose mostre, nei musei, in collezioni private e in<br />
tanti luoghi pubblici, innanzitutto in Germania, ma anche<br />
in altri paesi d&#8217;Europa e d&#8217;oltremare.<a href="http://www.agripratella.com/wp-content/uploads/2014/07/Nuova-immagine-6.bmp"><img src="http://www.agripratella.com/wp-content/uploads/2014/07/Nuova-immagine-6.bmp" alt="Nuova immagine (6)" class="aligncenter size-medium wp-image-752" /></a><br />
Nel corso della sua lunga carriera artistica, lo scultore<br />
Guido Messer ha realizzato, insieme a<br />
sua moglie Ruth Marta, un “<em>Giardino delle Sculture</em>“<br />
a Sassetta. In quest&#8217;oasi di arte<br />
e natura si possono ammirare sia le opere appositamente<br />
create dall&#8217;artista Guido Messer<br />
per l&#8217;ambiente in cui sono state collocate, sia<br />
opere di altri scultori. Tutto insieme dà vita ad<br />
un affascinante percorso artistico. Infatti, in tanti<br />
anni di lavoro appassionato da parte dei coniugi<br />
Messer, è nata, a poco a poco, quest&#8217;oasi naturale con<br />
un suo ricco ecosistema, dove l&#8217;arte, il giardino e il laghetto<br />
si armonizzano con l&#8217;agricoltura biologica ai piedi del piccolo,<br />
incantevole paese collinare di Sassetta.<br />
Vi aspettiamo per una visita guidata di questa suggestiva<br />
meta artistica e naturale. Contattateci!<br />
• E-Mail: skulpturengarten@guido-messer.de<br />
• Telefono: +49 (0)7151 305982 (Germania)<br />
oppure +39 0565 794152 (Italia)<br />
Visite solo su prenotazione<br />
Il percorso guidato può durare<br />
un&#8217;ora o anche più, e si può concludere con una merenda<br />
a base di sfiziosi assaggi della cucina di casa.<br />
Contributo spese:<br />
• percorso guidato<br />
adulti €10,00<br />
bambini/ragazzi (da 8–15 anni) € 4,00<br />
• percorso guidato con una ricca merenda finale<br />
adulti €18,00<br />
bambini/ragazzi (da 8–15 anni) € 8,00<br />
Dista 5 km , 5 minuti da Podere Pratella.</p>
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		<title>Biolago geotermico &#8220;ACQUA HARDA&#8221; a Sasso Pisano.</title>
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		<pubDate>Sun, 06 Jul 2014 16:26:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro Colletti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cosa Visitare]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie]]></category>

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		<description><![CDATA[Il biolago è&#8217; un complesso balneabile, destinato al relax e al benessere della persona. Si compone di un calidarium con acqua a 36 gradi e idromassaggio, un tepidarium, un laghetto fito depurato a temperatura ambiente. Abbiamo già scritto di Sasso Pisano, ora aggiungiamo queste notizie. Il complesso balneabile è alimentato dalle fonti calde dell&#8217;area circostante [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Il biolago è&#8217; un complesso balneabile, destinato al relax e al benessere della persona. <a href="http://www.agripratella.com/wp-content/uploads/2014/07/biolago.jpg"><img src="http://www.agripratella.com/wp-content/uploads/2014/07/biolago.jpg" alt="biolago" width="275" height="183" class="aligncenter size-full wp-image-739" /></a><br />
Si compone di un calidarium con acqua a 36 gradi e idromassaggio, un tepidarium, un laghetto fito depurato a temperatura ambiente.  Abbiamo già scritto di Sasso Pisano, ora aggiungiamo queste notizie. <a href="http://www.agripratella.com/?p=533" title="L’antico lavatoio termale di Sasso Pisano." target="_blank"></a><br />
Il complesso balneabile è alimentato dalle fonti calde dell&#8217;area circostante e dalle acque fredde riscaldate con l&#8217;impianto del teleriscaldamento geotermico. Il biolago, grazie alla fitodepurazione, non utilizza il cloro.<br />
Recupera e valorizza il lato naturale della geotermia e il suo antico impiego nella balneazione e nel termalismo.<br />
Risiede in un luogo in cui sono ancora visibili le manifestazioni geotermiche naturali, in prossimità dei percorsi delle fumarole, delle biancane e degli scavi archeologici delle terme etrusco-romane del Bagnone.<br />
All&#8217;interno dell&#8217;area balneabile è visitabile una putizza con il suo getto di acqua e fango bollenti.<br />
Si può fruire del campo da tennis e di un&#8217;area campers.<br />
Bagnini &#8211; Servizio BAR &#8211; Docce &#8211; Idromassaggio &#8211; Spogliatoi &#8211; Campi da tennis &#8211; Area camper<br />
Campo da tennis  (4  euro all&#8217;ora)<br />
Tel. +39 3895033389<br />
ORARIO DI APERTURA ESTIVO DALLE 10 alle 24. INFO  +39 3895033389<br />
Biglietto: a partire da 1,50 euro all&#8217;ora. Necessaria la cuffia.<br />
Dista da Podere Pratella 22 km, 30 minuti.</p>
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		<title>La cantina &#8220;diffusa&#8221; del Castello di Querceto.</title>
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		<pubDate>Mon, 28 Apr 2014 15:29:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro Colletti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cosa Visitare]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie]]></category>

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		<description><![CDATA[La cantina del Castello di Querceto merita sicuramente una visita, sia per il fascino del Castello ( vedi www.agripratella.com/?p=667 ) che per l&#8217;unicità della cantina stessa. Si tratta infatti di una cantina &#8220;diffusa&#8221; nel borgo di Querceto: al posto di creare una nuova struttura che contenesse una cantina tradizionale si è preferito distribuire in vari [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>La cantina del Castello di Querceto merita sicuramente una visita, sia per il fascino del Castello ( vedi<a href="http://www.agripratella.com/?p=667" title="Il castello Ginori di Querceto."> www.agripratella.com/?p=667</a> ) che per l&#8217;unicità della cantina stessa. <a href="http://www.agripratella.com/wp-content/uploads/2014/04/DSCF0650.jpg"><img src="http://www.agripratella.com/wp-content/uploads/2014/04/DSCF0650-300x224.jpg" alt="DSCF0650" width="300" height="224" class="alignright size-medium wp-image-674" /></a>Si tratta infatti di una cantina &#8220;diffusa<em>&#8221; nel borgo di Querceto: al posto di creare una nuova struttura che contenesse una cantina tradizionale si è preferito distribuire in vari edifici e locali il percorso delle uve e del vino.<br />
Quindi un luogo dove arrivano le uve, un altro in basso dove arriva il mosto e troviamo le vasche, un locale per l&#8217;imbottigliamento e una barricaia ricavata nel teatro che il marchese Ginori aveva realizzato per le maestranze. Altrove uffici, laboratorio e un punto vendita degli ottimi vini: Campordigno, Castello Ginori &#8211; rossi &#8211; e Bacìo, rosato, che tutti leggono Bacio&#8230;&#8230;</p>
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		<title>Il castello Ginori di Querceto.</title>
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		<pubDate>Mon, 28 Apr 2014 14:58:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro Colletti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cosa Visitare]]></category>
		<category><![CDATA[Storia]]></category>

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		<description><![CDATA[Castello Ginori di Querceto è un antico borgo fortificato del volterrano sulle pendici del Monte Aneo, al centro dell’ omonima fattoria che si estende su 2000 ettari di cui 16 vitati. Le origini del villaggio risalgono all&#8217;anno Mille quando apparteneva alla chiesa di Massa Marittima. Alla fine del 1100 il vescovo di Massa cedette i [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Castello Ginori di Querceto è un antico borgo fortificato del volterrano sulle pendici del Monte Aneo, al centro dell’ omonima fattoria che si estende su 2000 ettari di cui 16 vitati.<a href="http://www.agripratella.com/wp-content/uploads/2014/04/Castello-di-Querceto.jpg"><img src="http://www.agripratella.com/wp-content/uploads/2014/04/Castello-di-Querceto-300x225.jpg" alt="Castello di Querceto" width="300" height="225" class="alignright size-medium wp-image-668" /></a><br />
Le origini del villaggio risalgono all&#8217;anno Mille quando apparteneva alla chiesa di Massa Marittima. Alla fine del 1100 il vescovo di Massa cedette i suoi diritti sul borgo all’abate di San Pietro in Palazzuolo di Monteverdi.<br />
Successivamente, nel 1208, Querceto insieme ad altri castelli della Val di Cecina (Canneto, Micciano, Libbiano, La Sassa, Serrazzano e Monterufoli) fu ceduto al Comune di Volterra.<br />
A quei tempi Querceto rivestiva notevole importanza sia per la sua potenza militare sia per le tante risorse naturali del sottosuolo: in primo luogo le “moie”, sorgenti di acqua salata, poi diversi minerali come l’argento, il rame e il mercurio, ma anche il vetriolo e l’allume che costituivano una merce molto ricercata sui mercati internazionali del Medioevo.<br />
Dopo due secoli segnati da scontri armati e rivolte nel volterrano, nel 1430 il castello fu occupato e saccheggiato dalle truppe di Giangaleazzo Visconti, duca di Milano.<br />
Successivamente, nel 1447, Querceto fu conquistata dalle truppe di Alfonso d’Aragona, re di Napoli, sceso in guerra contro Firenze.<br />
Il Cinquecento fu contrassegnato dalla dominazione fiorentina; infatti, in seguito alla conquista di Volterra da parte dei fiorentini, gli abitanti di Querceto giurarono fedeltà alla Signoria di Firenze. In questo periodo, più precisamente nel 1543, la nobile famiglia Lisci di Volterra si insediò nel Quercetano.<br />
Nel 1786 l&#8217;ultima discendente dei Lisci, Francesca, sposò il Marchese Lorenzo Ginori. Con l’avvento dei Ginori finì un periodo nero per Querceto, caratterizzato da carestie, miseria e dal malgoverno della decadente dinastia dei Medici.<br />
Nel 1814 Carlo Leopoldo Ginori ereditò dalla madre Francesca la fattoria di Querceto; da allora le terre ed il castello sono rimasti della famiglia Ginori. Egli mise in pratica numerose innovazioni nei sistemi di coltivazione, aumentando la resa dei terreni, e si impegnò in particolare per favorire l’allevamento del bestiame ed il miglioramento delle razze. Nel 1834 in località Tegolaia &#8211; oggi Ponteginori &#8211; fece costruire il ponte sul fiume Cecina, che collegò la tenuta di Querceto con la strada della Val di Cecina.<br />
Nel Novecento sono stati Lorenzo e suo figlio Leonardo a dare un ulteriore impulso allo sviluppo agricolo, contribuendo a rendere la fattoria di Querceto un’azienda agricola modello molto rinomata.<br />
Distanza dal Podere Pratella: 25 Km. e 35 minuti.</p>
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		<title>Golfo di Baratti: qui sbarcò Ulisse?</title>
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		<pubDate>Thu, 03 Apr 2014 18:00:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro Colletti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cosa Visitare]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie]]></category>

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		<description><![CDATA[Baratti rappresenta un luogo magico, dove si trovano importantissime testimonianze di epoca etrusca e romana. Ideale per ogni tipo di turismo: da quello più portato verso l&#8217;arte e la storia a quello che vuole avere davanti agli occhi panorami mozzafiato e un ambiente che, nonostante tutti i tentativi, l&#8217;uomo non è riuscito a contaminare, anche [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Baratti rappresenta un luogo magico, dove si trovano importantissime testimonianze di epoca etrusca e romana. Ideale per ogni tipo di turismo: da quello più portato verso l&#8217;arte e la storia a quello che vuole avere davanti agli occhi panorami mozzafiato e un ambiente che, nonostante tutti i tentativi, l&#8217;uomo non è riuscito a contaminare, anche grazie all’attività di siti come “<em>Giù le mani da Baratti</em>”. Pochi ombrelloni, un prato verde <a href="http://www.agripratella.com/wp-content/uploads/2014/03/Baratti.jpg"><img src="http://www.agripratella.com/wp-content/uploads/2014/03/Baratti.jpg" alt="Baratti" width="259" height="194" class="alignright size-full wp-image-661" /></a>che si affaccia sul mare, i pini sconvolti dal vento, la spiaggia libera e, pochissimi, parcheggi liberi. Un bene della varia umanità locale e forestiera da difendere.<br />
Ci mancava solo un nuovo ospite, Ulisse, a rendere ancora più famoso un golfo tra i più belli d’Italia:…..sembra che il re di Itaca avrebbe sostato a Baratti per scendere nel regno dei morti (non in Sicilia) dopo la “<em>pausa</em>” da Circe in Corsica (non al Circeo a ridosso di Roma).<br />
 Comunque sia, un posto vicino che ricorda paradisi lontani, per giornate indimenticabili sia dal punto di vista naturalistico che da quello culturale.<br />
Dista 25 minuti, se non vi lasciate irretire dalle mille cose che attraggono la vostra attenzione e vi distraggono dalla guida&#8230;</p>
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		<title>40 fonti termali libere a San Casciano.</title>
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		<pubDate>Sun, 30 Mar 2014 16:40:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro Colletti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cosa Visitare]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie]]></category>

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		<description><![CDATA[Un sito in provincia di Siena sicuramente degno di nota, per quanto riguarda acque calde naturali a libero accesso, è quello di San Casciano dei Bagni, che offre, a chi sa scovarle, oltre quaranta fonti meravigliose. Lo scenario intorno alle Terme libere di San Casciano è davvero eccezionale. Siamo in provincia di Siena, sulle pendici [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Un sito in provincia di Siena sicuramente degno di nota, per quanto riguarda acque calde naturali a libero accesso, è quello di San Casciano dei Bagni, che offre, a chi sa scovarle, oltre quaranta fonti meravigliose.<a href="http://www.agripratella.com/wp-content/uploads/2014/03/16459_san_casciano_dei_bagni_vasche_nel_bosco.jpg"><img src="http://www.agripratella.com/wp-content/uploads/2014/03/16459_san_casciano_dei_bagni_vasche_nel_bosco-300x225.jpg" alt="16459_san_casciano_dei_bagni_vasche_nel_bosco" width="300" height="225" class="alignright size-medium wp-image-636" /></a><br />
Lo scenario  intorno alle Terme libere di San Casciano è davvero eccezionale. Siamo in provincia di Siena, sulle pendici del Monte Cetona, dove antiche testimonianze archeologiche indicano la presenza dell&#8217;uomo preistorico, proprio nei luoghi dove più tardi, soprattutto in epoca romana, inizierà lo sfruttamento delle sorgenti termali, oggi tanto apprezzate anche a livello europeo.<br />
Il panorama è quello tipico Aretino, fatto di conche verdi ed incontaminate, immerse in boschi di cipressi e faggi.<br />
A poca distanza dagli stabilimenti termali ufficiali e dallo splendido borgo medioevale, si trova questo paradiso all&#8217;aperto, fatto di antichi lavatoi, colmi di acqua ipertermale che sgorga alla temperatura di 41° centigradi e sgorga dalle pozze.<br />
A differenza dai complessi termali ufficiali di San Casciano dei Bagni, queste terme all&#8217;aperto sono assolutamente libere, cioè non c&#8217;è da pagare nessun ingresso e si può sostare nelle pozze termali quanto si vuole.<br />
L&#8217;acqua termale delle pozze principali mantiene costantemente una temperatura intorno ai 40°, perciò si consiglia la visita alle Terme Libere di San Casciano in autunno o in inverno, per godersi il calduccio dell&#8217;acqua in barba alla temperatura esterna!<br />
Già in primavera inoltrata si consiglia uno spray scaccia-tafani, mentre in estate nei prati circostanti si può prendere il sole, anche se occorre difendersi dagli insetti.<br />
Distano da Podere Pratella 150 km, 2h 30’.</p>
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		<title>L&#8217;ara alla dea Bellona: un articolo di Ciampoltrini.</title>
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		<pubDate>Sat, 29 Mar 2014 17:55:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro Colletti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cosa Visitare]]></category>
		<category><![CDATA[Storia]]></category>

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		<description><![CDATA[La chiesa parrocchiale di S. Andrea di Monteverdi Marittimo conserva una delle poche testimonianze epigrafiche di epoca romana dedicata alla dea Bellona. Si tratta dell’ara marmorea che troviamo all’ingresso a destra, vicino al fonte battesimale. La presenza della vasca nella chiesa è documentata dal 1751 mentre la trascrizione dell’epigrafe risale a qualche decennio prima. L’ara [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>La chiesa parrocchiale di S. Andrea di Monteverdi Marittimo conserva una delle poche testimonianze epigrafiche di epoca romana dedicata alla dea Bellona. Si tratta dell’ara marmorea che troviamo all’ingresso a destra, vicino al fonte battesimale.<a href="http://www.agripratella.com/wp-content/uploads/2014/03/003.jpg"><img src="http://www.agripratella.com/wp-content/uploads/2014/03/003-300x225.jpg" alt="003" width="300" height="225" class="alignright size-medium wp-image-633" /></a> La presenza della vasca nella chiesa è documentata dal 1751 mentre la trascrizione dell’epigrafe risale a qualche decennio prima. L’ara è una presenza familiare che, complice la posizione appartata e l’assenza di qualsiasi elemento di valorizzazione, non rende giustizia all’importanza che questo reperto archeologico ha per la nostra storia e per gli storici.<br />
Dieci anni fa avevo pubblicato un articolo sulla nostra ara, ma il contributo più recente è stato dato da Mauro Moggi con l’articolo L’iscrizione di Monteverdi Marittimo con dedica a Bellona in L’abbazia di s. Pietro in Palazzuolo e il Comune di Monteverdi, pubblicato nel 2000. Di seguito riporto un articolo di Giulio Ciampoltrini del 1995, sfuggito a molti anche per il deviante riferimento a Populonia del titolo.    (<em>Alessandro Colletti</em>)</p>
<p><strong>‘Epigrafia di Populonia romana ’ di Giulio Ciampoltrini </strong>1</p>
<p>L&#8217;ARA DI DONAX A MONTEVERDI MARITTIMO (CIL XI, 1737)</p>
<p>	La pieve di Sant&#8217;Andrea a Monteverdi Marittimo, nell&#8217;Alta Val di Cornia, conserva una delle rare testimonianze epigrafiche del vasto territorio compreso fra Populonia e Volterra, probabilmente sopravvissuta proprio per il reimpiego, come fonte battesimale: l&#8217;ara eretta da Donax, liberto imperiale, me(n)sor, a Bellona (CIL XI, 1737).<br />
	Il blocco marmoreo, apparentemente integro, ove si escludano limitate scheggiature, soprattutto sulla faccia superiore e sui fianchi, presenta sui lati lunghi, simmetrica, in alto e in basso, una semplice sequenza di modanature — una larga fascia e una gola — che inquadra sul retro un campo liscio, e, sulla fronte, l&#8217;iscrizione, integra:</p>
<p>Bellonae sac(rum)<br />
Donax Aug(usti) lib(ertus)<br />
mesor d(ono) d(edit)</p>
<p>	I fianchi sono lisci, trattati con un accurato lavoro di scalpello, ma non levigati 2.<br />
	La collocazione, in una località decisamente &#8220;periferica&#8221;, anche se di grandissimo rilievo per la presenza della celebre abbazia di Palazzuolo, è forse responsabile della singolare fortuna del monumento: Ciriaco d&#8217;Ancona ne ebbe probabilmente una trascrizione di seconda mano, durante il suo soggiorno volterrano; dato che il Codice Parmense è impreciso nella distribuzione in linee del testo; accurate, anche se non autoptiche, sono le trascrizioni della miscellanea senese di Pietro Tancredi, e del codice Pandulphinianus Ashburnhamensis 117, che, quindi, non derivano da Ciriaco 3. Ancora il Gori 4 e il Repetti 5 segnalano il monumento nella chiesa di Monteverdi, pur se il primo derivava il testo dalla tradizione manoscritta; solo il redattore del Corpus rinunciava a ricercare il monumento, nelle sperdute colline dell&#8217;Alta Maremma,e all&#8217;autopsia, dandolo evidentemente per disperso, dopo la fortuna in età umanistica, e — forse per il prestigio di Ciriaco — accoglieva il testo del Codice Parmense, a scapito dell&#8217;altro ramo della tradizione.<br />
	Il blocco iscritto sembra non aver subito alcuna modifica dal Quattrocento; è solo possibile che la maldestra scalpellatura con cui si tentò di cancellare la dedica &#8220;pagana&#8221; debba essere attribuita a secoli successivi — forse allo spirito controriformista, come farebbe, ad esempio, supporre la vicenda parallela di un monumento di Sinalunga 6 — dato che la tradizione umanistica non ha difficoltà a leggere la linea 1; ma è da notare, tuttavia, che la scalpellatura sembra piuttosto esprimere un&#8217;intenzione, che non proporsi la vera e propria abrasione delle lettere, ancora ricostruibili senza difficoltà. E certo — come confermerebbe anche la collocazione della faccia iscritta del monumento — che il reimpiego &#8220;ecclesiastico&#8221; fu disposto in modo da salvare l&#8217;iscrizione; e può essere, semmai, avanzata l&#8217;ipotesi che un riuso &#8220;profano&#8221;, forse per vasca da fontana, abbia preceduto quello liturgico, come fonte battesimale; ed ancora, che la rilavorazione come vasca abbia fatto sopravvivere solo una porzione del monumento eretto dal liberto imperiale.<br />
	I fianchi del blocco, come si è detto, sono accuratamente scalpellati, ma non levigati, e sprovvisti delle modanature che profilano i lati lunghi; essendo poco plausibile un intervento, medievale o moderno, per levigare i soli lati brevi dell&#8217;ara, non resta che ipotizzare che il blocco centrale, con l&#8217;iscrizione, fosse completato a destra e a sinistra da altri due blocchi, che potevano eventualmente esibire, sui lati brevi, figurazioni collegate al culto della divinità. In conclusione, l&#8217;ara posta da Donax poteva avere, in fronte, uno sviluppo forse doppio di quello del blocco superstite. L&#8217;assenza di tracce degli alloggiamenti delle grappe di fissaggio dei blocchi contigui è argomento contrario di limitata efficacia, per la rilavorazione del monumento, avviata a partire dalla faccia superiore, e per la lisciatura delle superfici di rilavorazione provocata dal lunghissimo reimpiego.<br />
	Le dimensioni del monumento — sulla cui collocazione &#8220;architettonica&#8221; nulla è ovviamente possibile dire — sono conferma dell&#8217;elevato livello sociale del liberto imperiale, il cui ruolo di mensor lo indica ovviamente impegnato nell&#8217;amministrazione del patrimonio imperiale, probabilmente fondiario  7. La divinità onorata, naturalmente, è la Bellona in cui era identificata la Grande Madre anatolica, <em>Ma</em> dei Cappadoci  8, e, pur se il culto gode di straordinaria fortuna a Roma, non è inverosimile che indizi l&#8217;origine orientale, anatolica, del dedicante. Un eccellente parallelo, per rimanere in ambito regionale, è offerto dall&#8217;ara lunense posta a Bellona da Stepbanus, servus di Vespasiano, certamente un &#8220;tecnico&#8221; dell&#8217;estrazione dei marmi, giunto a Luni dai bacini dell’Anatolia, con la ristrutturazione flavia delle cave apuane 9 . Nel monumento del territorio di Luni l&#8217;identificazione della divinità è assicurata dalle figurazioni sui fianchi: la capra, sacra ad Attis, ma anche impiegata nel criobolium rituale; il timpano delle feste di Cibele, usato anche negli aspetti misterici del culto  10. L&#8217;ara di Monteverdi potrebbe confermare il ruolo di particolare rilievo svolto dalla familia Caesaris nella capillare diffusione dei culti &#8220;orientali&#8221;.<br />
	La notevole oscillazione nella cronologia del monumento impedisce però di sfruttarne in pieno le indicazioni. La formula generica Aug(usti) lib(ertus) è in uso su un lunghissimo arco di tempo 11 ; l&#8217;accuratezza del ductus epigrafico, in puntuale rispondenza alle raffinate hederae distinguentes, non aiuta a proporre una cronologia più ristretta di quella compresa fra la fine del I e il II secolo. Anche la tipologia delle modanature, nella sua semplicità, non offre appigli cronologici.<br />
	Sono questi, comunque, gli anni che vedono giungere nella regione, con crescente fortuna, i culti orientali: a Luni le maestranze di origine anatolica da sempre impiegate nei bacini marmiferi portano al successo i culti di Iuppiter Sabazius, e, appunto, di Bellona 12 ; i veterani, quasi certamente delle coorti, pretorie e urbane, dislocate a Roma, importano dall&#8217;Urbe a Fiesole il culto di Iside, presto fortunato anche fra i ceti libertini di Firenze 13 ; ancora ai veterani si deve l&#8217;affermazione del culto di Mitra, attestato più dai monumenti figurati che da iscrizioni, e singolarmente diffuso lungo l&#8217;asse itinerario che da Roselle conduce ad Arezzo e a Chiusi 14 .<br />
	I decenni a cavallo fra la fine del I e gli inizi del II secolo vedono anche una precisa &#8220;riorganizzazione&#8221; dei crescenti beni imperiali nell&#8217;Etruria centrosettentrionale, in cui potrebbe essere stato impegnato anche il mensor Donax. A Luni, come si è accennato, la dedica di Stephanus, i tabularii del marmo lunense liberti di imperatori flavi, e, se si vuole, la particolare attenzione che Stazio rivolge al marmo lunense 15 , paiono indicare un rinnovato interesse per lo sfruttamento delle cave, ormai ampiamente — se non del tutto — di proprietà imperiale 16 . Nell&#8217;agro cosano, e nelle isole del Giglio e di Giannutri, le sterminate proprietà dei Domizi Enobarbi, confluite nel demanio imperiale verso la metà del I secolo d.C., sono radicalmente riorganizzate, anche con l&#8217;impianto di ville marittime, da Traiano, con un impegno che giunge anche agli anni di Adriano 17 . Ad una precisa politica traianea, volta a potenziare gli impianti produttivi costieri, funzionali anche all&#8217;appoggio alla navigazione, potrebbero essere collegati anche gli interessi elbani dello sfortunato prefetto del pretorio P. Acilius Attianus  18.<br />
	Molto meno è noto delle eventuali proprietà imperiali nell’entroterra: la presenza pressoché impalpabile di liberti (o discendenti di liberti) imperiali nelle città dell’interno — ove si escludano le dediche dai frequentati e celeberrimi santuari fontili del territorio di Chiusi  19 — parrebbe indicare le dimensioni modeste degli interessi imperiali, tanto più in confronto alla massiccia presenza di Iulii, Claudii, Flavii, a Luni; ma la dedica dalle colline del Chianti di Ti. Cl(audius) Glyptus 20  e, soprattutto, il monumento funerario del figlio (o liberto) di un procurator di Tiberio  21, da Cappiano, nel Valdarno Inferiore, potrebbero indicare che nelle vaste aree collinari ai margini degli agri centuriari urbani si stavano precocemente consolidando anche proprietà imperiali.<br />
	Se non fosse acquisito che i marmi — anche di notevole mole — hanno sempre goduto di larga, talora insospettabile, mobilità, e se il prestigio dell&#8217;abbazia di Monteverdi, per tutto il Medioevo, non avesse potuto, ancor di più, favorirne il recupero anche da luoghi remoti 22 , sarebbe immediato vedere nel monumento curato da Donax la testimonianza di beni imperiali nel territorio compreso fra Volterra e Populonia, formati — forse — anche con l&#8217;acquisizione di proprietà di famiglie senatorie o equestri: dalle &#8220;Maremme Senesi&#8221;, forse il territorio di Massa Marittima, proviene il monumento funerario, collocabile fra la fine del I e i primi decenni del II secolo, di Didia Quintina, moglie del volterrano L. Vetina Priscus, di rango senatorio; i dintorni di Pomarance hanno restituito l&#8217;iscrizione del monumento sepolcrale della volterrana famiglia dei Marii, di rango equestre 23.<br />
	Aggiungendo ipotesi ad ipotesi, come già proponeva Fiumi sulla sola scorta della documentazione altomedievale, sarebbe suggestivo vedere nelle grandi proprietà regie longobarde della Val di Cornia — il <em>waldum domini regis</em> 24  — non solo, o non tanto, il risultato della conquista della fine del VI secolo, ma anche la conservazione di un saltus imperiale formatosi fra I e II secolo.</p>
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<p> 1 In ‘Rassegna di Archeologia’ n. 12 – 1995 a cura dell’Associazione Archeologica Piombinese ed. All’Insegna del Giglio – Firenze pgg. 598-604<br />
N.B. Abbreviazioni bibliografiche:    C.I.L.- Corpus Inscriptionum Latinarum Berlino<br />
  2 Marmo bianco a grana fine; alt. cm 86, spess. cm 84, largh. cm 94. Alt. delle lettere cm 8 (l.1); 7,5 (l.2); 7 (l. 3).<br />
  3 CIL, lemma. Accurato è l&#8217;anonimo del Codice Pandulphinianus 117, della Laurenziana di Firenze, c. 91 r: Monte viridi repertum in agro volaterrano et ad eundem Donatum Acciaiolum missum BELLONAE SACR / DONAX AUG LIB / MESOR D D. Missum è ovviamente riferito al testo, e non al monumento, ovviamente mai spostatosi — se non altro per la mole — da Monteverdi, come indurrebbe a credere il lemma del Corpus. L&#8217;Acciaioli — che è evidentemente la fonte del manoscritto epigrafico — è detto eundem perché appena menzionato per l&#8217;iscrizione CIL XI, 1750. E’ infine da segnalare che Monteverdi è ovviamente posta in agro volaterrano per rispetto alla situazione politico-amministrativa quattro-cinquecentesca; al momento attuale è impossibile decidere se l&#8217;Alta Val di Cornia spettasse a Populonia o a Volterra; gli importanti scavi del Sasso Pisano potranno fornire preziose indicazioni in merito, ma, nel complesso, sembra più probabile che l&#8217;intero bacino del Cornia fosse amministrato da Populonia: si veda in proposito l&#8217;accuratissima disamina di FIUMI, 1968, p. 46 e s.<br />
  4 GORI, 1734, p. 47 e ss.<br />
  5 REPETTI, 1832; vol. 4, p. 553.<br />
 6  CIL XI, 2594, e Additamenta.<br />
  7 WEAVER, 1972, p. 115 e s.. anche per il livello &#8220;gerarchico&#8221; dei mensores; RE, XV.1, col. 957 e ss. (FABRICRIUS).<br />
 8  P. es. FERGUSON, 1974. p. 4 e ss.<br />
  9 CIL XI, 1315, per cui da ultimo TEDESCHI GRISANTI, 1983, p. 97, e fig. 7; esemplare, comunque, anche per la sua precocità, il caso di CIL IX, 3806, una dedica a Bellona posta dal vilicus della casa imperiale Tricunda, di origine isaurica (anno 11 d.C.: ILS, 3806).<br />
 10  P. es. FERGUSON, 1974, p. 95 e ss.<br />
 11  P. es. WEAVER, 1972, p. 37 e ss.<br />
12 CIL XI, 1323; per questo, e il meccanismo di diffusione del culto, CIAMPOLTRINI, 1982, p. 130, nota 28.<br />
 13 CIL XI, 1543-1544; CIAMPOLTRINI, 1989, p. 321 e ss.<br />
 14 Per questa, CIL XI, 2596; i dubbi di PACK, 1988, p. 56 e s.. sembrano eccessivi. Per i monumenti mitriaci. cfr. VERMASEREN, 1956, p. 243 e ss., nn. 658 e ss.; si aggiunga TRACCHI, 1978, p. 73, tav. LVII, 3 (da Cavriglia).<br />
 15 CIL VI, 8484-8485; STAT., Silvae, 4, 2, 29, e 4, 4, 23.<br />
 16 Cfr anche CIAMPOLTRINI, 1982, p. 130<br />
 17 CIAMPOLTRINI, c.d.s.<br />
  18 Per l’Elba, CIL XI, 2607 e 7248; in generale, CIAMPOLTRINI, 1990, p. 425 e ss.<br />
 19  Cfr. p. es. PACK, 1988, p. 52 e ss. Si veda comunque la presenza di servi imperiali, in età tiberiana, a Latera, al margine fra gli agri di Sovana e di Visentium: CIL XI, 2916: Chryseros Ti. Caesaris Drusianus, verosimilmente vil(icus).<br />
  20 CIL XI, 7082; TRACCHI, 1978, p. 42, tav. XXXIV, 3; la dedica L(aribus) A(ugustis) — come ribadisce anche la figurazione sulla base (serpenti &#8220;protettori&#8221; del larario) — è un indizio, seppur fragile, a favore dell’appartenenza di Glyptus alla familia Caesaris (si veda p. es. anche CIL XI, 7093, da Perugia).<br />
  21 CIL XI, 1733; caratteri epigrafici, e formulario, imponendo per il monumento una datazione non molto oltre la metà del I secolo, dovrebbero indicare nel Rhodo[n], procurator, patrono (o padre) di Ti. Iulius Ianuarius, un liberto di Tiberio.<br />
  22 Le colonne di granito elbano attualmente reimpiegate nel Monumento ai Caduti potrebbero aver avuto una storia non dissimile da quella del monumento di Donax, attraverso l&#8217;abbazia altomedievale; in mancanza di dati concreti, non sembra opportuno avventurarsi in ipotesi sulla provenienza dei reimpieghi di Monteverdi.<br />
  23 Risp. CIL XI, 1773 (p. es. TORELLI, 1969, p. 299); BACCI, 1974, p. 79. fig. 4.<br />
  24 FIUMI, 1943, p. 43, nota 99.</p>
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