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	<title>Agriturismo Podere Pratella</title>
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		<title>I longobardi a Monteverdi</title>
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		<pubDate>Mon, 03 Apr 2023 13:14:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro</dc:creator>
				<category><![CDATA[Storia]]></category>

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		<description><![CDATA[Le tracce dei longobardi a Monteverdi Marittimo (Mons Viridis o Monte Viride) non sono numerose, tuttavia la documentazione storica supplisce in termini di qualità. •    La charta dotis del luglio 754 Il monastero di S. Pietro di Monteverdi venne fondato in epoca longobarda in località Palazzuolo, presumibilmente su una preesistente villa romana, e dotato di [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Le tracce dei longobardi a Monteverdi Marittimo (Mons Viridis o Monte Viride) non sono numerose, tuttavia la documentazione storica supplisce in termini di qualità.<br />
<strong>•    La charta dotis del luglio 754</strong><br />
Il monastero di S. Pietro di Monteverdi venne fondato in epoca longobarda in località Palazzuolo, presumibilmente su una preesistente villa romana, e dotato di possessi nel luglio 754 da Walfredo (che ne divenne primo abate), cittadino pisano, figlio di Ratcauso.<br />
Sicuramente Walfredo appartenne ad una famiglia facoltosa, considerando il vasto patrimonio che possedeva e che donò al monastero. Questo personaggio, come voleva una tradizione sette-centesca di origine erudita, è stato identificato con il capostipite dei conti Della Gherardesca ed è stato ritenuto imparentato con la famiglia reale longobarda, anche se storicamente permango-no forti dubbi su queste eventuali parentele. •</p>
<p><strong>La Vita Walfredi</strong><br />
La Vita Walfredi è un documento agiografico <a href="http://www.agripratella.com/wp-content/uploads/2023/04/vita.jpg"><img class="alignright  wp-image-1240" alt="vita Walfredi" src="http://www.agripratella.com/wp-content/uploads/2023/04/vita.jpg" width="391" height="516" /></a> <a href="http://www.agripratella.com/wp-content/uploads/2023/04/nodo.jpg"><img class=" wp-image-1241 alignleft" alt="nodo longobardo" src="http://www.agripratella.com/wp-content/uploads/2023/04/nodo.jpg" width="385" height="212" /></a> di notevole importanza per conoscere le vicende della   fondazione del monastero di S. Pietro in Palazzuolo di Monteverdi e i suoi sviluppi nei de-cenni immediatamente successivi. La Vita fu scritta da Andrea, terzo abate del monastero di Mon-teverdi, all&#8217;inizio del secolo IX. La Vita Walfredi si articola in quindici capitoli, di cui gli ultimi sei trattano dei miracoli post mortem di S. Walfredo; segue poi una continuatio, in cui si trova la descrizione dell&#8217;invasione e della sconfitta dei &#8220;Mori&#8221; approdati nel porto di Populonia decisi a de-predare la costa e i suoi dintorni. Dagli Annales regni Francorum sappiamo che Populonia fu to-talmente distrutta nell&#8217;anno 809 da pirati greci o mori.<br />
La notizia dell&#8217;invasione dei Mauri è un elemento prezioso per la datazione della Vita Walfredi. Quest&#8217;opera fu scritta, dunque, da Andrea, terzo abate del monastero di S. Pietro di Monteverdi, in due stesure redatte in epoche diverse. La prima stesura finiva al capitolo XV, dopo i miracoli post mortem di Walfredo; fu scritta probabilmente tra la fine del secolo VIII e l&#8217;inizio del IX, in &#8220;mo-derno tempore”, in tempi, quindi, non lontani dagli avvenimenti narrati.<br />
Il monastero di Monteverdi fu fondato nel quarto anno di regno di Astolfo, tra il luglio 752 e il lu-glio 753, e venne dotato di beni da Walfredo, circa due anni più tardi, nel luglio 754.</p>
<p><strong>•    Libri confraternitatum</strong><br />
Il Codex Augiersis, prende il nome da Reichenau, su un&#8217;isoletta del lago di Costanza, che in latino si chiamava Augia, fu redatto nella sua prima parte da vari autori nell&#8217;824. Alla carta 3 di questo codice si trova un elenco di 56 monasteri benedettini sparsi in tutta Europa, fra cui compare al numero 49 &#8220;monasterium Mons Viridis&#8221;. Successivamente alle carte 79 e 80 del codice troviamo un elenco di 297 nomi, molti di origine longobarda, di monaci del cenobio &#8220;quod Mons Viridis ap-pellatur&#8221;. La rete delle abbazie utilizzava questi elenchi per pregare per le anime dei confratelli viventi o defunti dei monasteri collegati e rappresentava un sistema di interscambio culturale, scientifico e religioso.<br />
Prima del 774, anno della fine del regno longobardo (che non rappresenta certo la sparizione della popolazione e della cultura longobarda), il monastero di Monteverdi è citato in due documenti e da tre nel periodo successivo fino all’807.</p>
<p><strong>•    Elementi architettonici ed altro</strong><br />
Attualmente, sparse per il paese, sono visibili alcune colonne di granito  dell’Elba provenienti dal monastero di Palazzuolo, situato in località Badivecchia: qui sono visibili anche tre colonne di marmo  rinvenute nel 1970 circa nella fase di costruzione del podere “San Valentino”. Gli scavi condotti dalla prof. Bianchi dell’Università di Siena hanno messo in luce un corridoio, con funzioni religiose, situato proprio nella cantina del podere. Poco distante sono state trovate alcune tombe.<br />
Il piccolo “museo dei paesaggi” di Monteverdi accoglie due elementi lapidei scolpiti con il classico nodo longobardo o Nodo di re Salomone, oltre ad alcune monete tra cui una rara e preziosa moneta d’argento di Re Berengario I.<br />
<strong>•    L’ara alla Dea Bellona</strong><br />
Una vasca marmorea conservata nella Chiesa di Monteverdi, proveniente quasi certamente dalla località Palazzuolo di Badivecchia, dedicata alla Dea Bellona e databile fra la fine del I e il II se-colo, rappresenta per Monteverdi il collegamento tra il periodo romano e quello longobardo inizia-to, almeno dal punto di vista dei documenti, con la fondazione del monastero di San Pietro in Palazzuolo.<br />
<strong>•    La Fonte Santa</strong><br />
<a href="http://www.agripratella.com/wp-content/uploads/2023/04/fonte.jpg"><img class="alignright  wp-image-1242" alt="fonte Santa detta Maria Antonia" src="http://www.agripratella.com/wp-content/uploads/2023/04/fonte.jpg" width="610" height="457" /></a>Palazzuolo in Badiavecchia, come ci informa la Vita di S. Walfredo, documento che contiene ele-menti storicamente verificati, fu scelto per la fondazione del monastero grazie ad una visione avuta dal Santo: “In quo loco fontem, qui Sanctus dicebatur..” luogo con una fonte santa viene defini-to, il che giustifica ulteriormente la presenza di un preesistente tempio pagano. E santa doveva essere, e lo è anche ai nostri giorni, una così indispensabile risorsa vitale che continua a sgorgare a distanza di secoli. Attualmente è conosciuta come Fonte Maria Antonia: la dedica sembra derivare dal nome della seconda moglie del Granduca Leopoldo II che nel 1833 sposò in seconde nozze la principessa Maria Antonia di Borbone. La dedica della fonte, e la probabile ristrutturazione nelle forme attuali, a Maria Antonia, che a corte era chiamata “Maria Antonietta”, si fa risalire alla metà dell’800. Anche a Firenze nel 1845 le fu dedicata una piazza, oggi piazza dell’Indipendenza. Il periodo del rifacimento della fonte e la nuova intitolazione trovano conferma nella mancanza del toponimo “Maria Antonia” in ogni confinazione ed estimo precedenti alla metà dell’800, anche in quello di Monteverdi del 1793.<br />
La storicità della fonte induce a pensare che l’ara alla Dea Bellona, attualmente conservata nella chiesa di Monteverdi, sia stata ritrovata proprio nei suoi pressi in quanto la tradizione vuole che la vasca (detta anche pila) sia stata usata come abbeveratoio e poi, una volta trasportata nella chiesa all’interno del castello di Monteverdi, utilizzata come fonte battesimale seguendo quindi un per-corso di uso e riuso legato all’acqua come preziosa fonte di vita.<br />
I terreni attorno alla fonte furono posseduti dalla Badia di Monteverdi, poi dai Vallombrosani, quindi dai Paoletti, dai Carducci, dal barone De Rossi e dal Galletti, mentre la fonte rimase sempre di uso pubblico.<br />
Il luogo originario di fondazione del monastero è stato individuato con precisione grazie a delle riprese aeree a volo radente: le immagini mostrano chiaramente il perimetro delle Chiesa e l’abside; purtroppo il sito non è accessibile essendo proprietà privata. Tuttavia nel caso di una futura cam-pagna di scavo le informazioni che ne potrebbero derivare sarebbero di somma importanza, anche per confermare le dimensioni di un cenobio che le fonti dicono arrivasse ad accogliere 160 mona-ci.<br />
Nel 1180 circa la sede del monastero fu trasferita in Poggio Badia, a due chilometri sud-est, e, secondo la tradizione, vi furono portate anche le spoglie di San Walfredo e del Beato Andrea: nel 1781 alcune ossa a loro attribuite furono esumate e riposte nell’Oratorio del Santissimo Sacramento a fianco della<br />
chiesa castellana di Monteverdi. In Poggio Badia rimangono i ruderi della chiesa e del convento, in una posizione dominante, tanto che è stato definito “monastero-fortezza”. Il confronto con altri monasteri benedettini del territorio (San Guglielmo di Malavalle, San Rabano Diocesi Grosseto-Roselle, San Michele alla Verruca Monte Pisano e San Quirico Populonia) mostrano che sia la chiesa che il chiostro di San Pietro di Monteverdi erano molto più ampi di quelli presi in esame. Il monastero fu abbandonato nel 1561 con il trasferimento dei monaci all’interno delle mura, con la costruzione di una casa e una piccola chiesa sempre intitolata a San Pietro, di cui rimane l’attuale toponimo di piazza del Convento.<br />
<a href="http://www.agripratella.com/wp-content/uploads/2023/04/009.jpg"><img class="wp-image-1245 alignleft" title="Busto di San Walfredo" alt="009" src="http://www.agripratella.com/wp-content/uploads/2023/04/009.jpg" width="460" height="346" /></a><br />
<strong>•    Walfredo il Santo longobardo</strong><br />
Il culto di San Walfredo, sostenuto dall’interesse del casato dei Della Gherardesca, ha avuto una forte spinta a partire dalla seconda metà dell’800, lasciando numerose tracce &#8211; busti, affreschi, vetrate, stampe e statue &#8211; a Monteverdi, Castagneto, Donoratico e Pisa, mentre la leggenda vuole che la statua lignea della Madonna del Frassine fosse in origine custodita nella chiesa del convento di San Pietro di Monteverdi.<br />
Fino ad oggi sant’Anselmo di Nonantola – Nonantola fu una delle tre abbazie italiane, assieme a Monteverdi e Leno, della rete di preghiera dei Libri Confraternitatum &#8211; è stato considerato “l’unico santo longobardo di cui ci siano pervenute notizie certe”. In realtà anche Walfredo è stato ricono-sciuto Santo dalla Chiesa e ricordato in vari martirologi.<br />
La Vita Walfredi rappresenta un documento unico nel panorama delle agiografie: è stata scritta dal nipote e terzo abate Andrea, entrato in convento con lo zio Walfredo e testimone diretto delle vi-cende narrate nell’agiografia. Una agiografia di un santo longobardo scritta da un longobardo coevo.</p>
<p><strong>•    Toponimi e nomi longobardi</strong><br />
La voce Gualdo (wald = foresta) è longobarda ma ha subìto la trasformazione di W in GU: a Monteverdi esiste una località Gualda, che in passato contava un uguale numero di abitanti di Monteverdi, e l’intero territorio faceva parte del Waldum Domini Regis, il Gualdo del Re.<br />
Anche Cafaggio, deriva da gahagium, terreno (bosco o pascolo), ed è qui attestato il nome di un podere.<br />
Nel corso degli anni a molte persone è stato imposto il nome Walfredo o Valfredo nell’ambito della famiglia Della Gherardesca e a Monteverdi.<br />
Il Comune di Monteverdi ha dedicato a San Walfredo la parte iniziale della via che scende verso sud e che poi prende il nome di via Maremmana.</p>
<p><strong>•    I possedimenti di Walfredo</strong><br />
Walfredo dotò il monastero di Monteverdi di un cospicuo ed esteso patrimonio fondiario, che ne fece uno dei cenobi più ricchi della Toscana medievale. I beni erano distribuiti nei territori di Populonia, Volterra, Pisa, Lucca e in Corsica. Questa imponente operazione rese il monastero di Palazzuolo, e il nascente paese di Monteverdi, il centro di una fitta rete di contatti economici. Il mo-nastero era infatti, prima di tutto, un centro di potere, determinante per l&#8217;economia del territorio e per lo sviluppo delle aristocrazie locali e rappresentava un punto di attrazione per gli appartenenti a ceti sociali agiati: di fatto la comunità monastica faceva parte di una élite longobarda. Attraverso il monastero fu aperta la strada ad ogni tipo di scambio, in campo culturale, linguistico, liturgico, musicale, artistico, agronomico ed economico.<a href="http://www.agripratella.com/wp-content/uploads/2023/04/poss.png"><img class="alignright  wp-image-1246" alt="possedimenti di Wlfredo" src="http://www.agripratella.com/wp-content/uploads/2023/04/poss.png" width="314" height="387" /></a></p>
<p><strong>•    Bibliografia essenziale</strong></p>
<p>Karl Schmid, <i>Vita Walfredi und Kloster Monteverdi (Toskanisches  Mònchtum  zwischen langobardischer und   frànkischer Herrschaft)</i>,<i> </i>Tübingen, 1991<i>.</i></p>
<p>Giovanna Bianchi e Giuseppe Fichera, <i>Il monastero altomedievale di San Pietro in Palazzuolo: primi risultati delle indagini archeologiche</i>. Notiziario della Soprintendenza per i Beni Archeologici della Toscana 2/2006. Firenze, 2007.</p>
<p>Giovanna Bianchi, una ricca bibliografia è disponibile al sito <a href="http://www.academia.edu">www.academia.edu</a></p>
<p>Alessandro Colletti e Francesco Alunno, <i>La Badia di Monteverdi. La storia, gli scavi del 1781, la ricerca delle spoglie di San Walfredo.</i> Piombino, 2010.</p>
<p>Alessandro Colletti, <i>Monteverdi e Canneto, storie di confine</i>, Wroclaw, 2022.</p>
<p>Giulio Ciampoltrini, <i>Epigrafia di Populonia romana</i>, in <i>Rassegna di Archeologia </i>n. 12, Firenze, 1995.</p>
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		<title>1911-1921: Monteverdi e la Grande Guerra</title>
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		<pubDate>Sun, 27 Nov 2022 15:43:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro</dc:creator>
				<category><![CDATA[Storia]]></category>

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		<description><![CDATA[Con l’inizio del nuovo secolo la questione degli usi civici a Monteverdi assunse una rilevanza nazionale e venne portata in discussione alla Camera dei Deputati grazie al socialista onorevole Leonida Bissolati e all’appoggio di Sidney Sonnino. Nel 1905 si susseguirono le sentenze del Tribunale Civile di Volterra, della Regia Corte di Appello di Lucca e [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.agripratella.com/wp-content/uploads/2022/11/017.jpg"><img class="alignright  wp-image-1220" alt="Monumento ai caduti della Grande Guerra. Monteverdi" src="http://www.agripratella.com/wp-content/uploads/2022/11/017.jpg" width="369" height="277" /></a>Con l’inizio del nuovo secolo la questione degli usi civici a Monteverdi assunse una rilevanza nazionale e venne portata in discussione alla Camera dei Deputati grazie al socialista onorevole Leonida Bissolati e all’appoggio di Sidney Sonnino.<br />
Nel 1905 si susseguirono le sentenze del Tribunale Civile di Volterra, della Regia Corte di Appello di Lucca e della Suprema Corte di Cassazione di Firenze.<br />
Le sentenze furono confermate il 15 dicembre 1914 dalla corte di Appello di Lucca e dalla Cassazione nel novembre 1915 con gran giubilo della popolazione.<br />
Nel febbraio 1916 Giovanni Carducci fu Carduccio e la vedova del fratello Pietro, Salva Salvi, stipularono un compromesso di vendita, con l’assistenza dell’avvocato Mussio di Campiglia, con il barone prof. Carlo De Rossi Guitera e la moglie baronessa Angela Castagna per l’acquisto della intera tenuta di Monteverdi, ad esclusione di un gruppo di beni che i Carducci trasferirono ai fratelli Del Gratta di Sassetta.<br />
La vendita a corpo e non a misura venne garantita per una estensione di almeno 1375 ettari. Il contratto notarile fu stipulato solo nel giugno del 1920 a seguito della richiesta dei compratori di chiarire diversi punti concernenti il dominio e la libertà dei beni, segno che la situazione giuridica della proprietà eredi Carducci non era stata ancora del tutto chiarita.<br />
Nel 1911 Umberto Paolini, maestro elementare a Canneto, pubblicò il volume di poesie “Primi versi”, i temi che Umberto Paolini affronta sono gli stessi della poetica carducciana: quelli della nostalgia dell&#8217;infanzia, degli affetti familiari, dell&#8217;idea secondo cui i figli pagano le colpe (talvolta politiche) dei padri, dell&#8217;amore come sensualità anche se dominato dalla ragione, della morte accettata con tristezza virile, della esaltazione della natura e della storia.<br />
Il Censimento del 1911 attesta 1924 residenti a Monteverdi, 1875 effettivamente presenti, di cui 1208 a Monteverdi – 767 nel centro abitato e 399 in case sparse – 716 a Canneto – 374 nel centro abitato e 335 in case sparse. Nel 1916 gli abitanti sono 1921 e nel 1921 aumentano a 1957, probabilmente per effetto dei tre anni di pace dalla fine della guerra<br />
Il tributo in vite umane pagato da Monteverdi nella prima guerra mondiale fu di 36 giovani, di età compresa tra i 17 e 38 anni, quindi potrebbero esserci stati padri che hanno combattuto assieme ai figli. L’età media dei caduti era di 23 anni e mezzo. Tutti arruolati nella fanteria, la cosiddetta “carne da cannone”, tranne una guardia di finanza, un bersagliere e un addetto alla sanità.<br />
Nel 1915 ci furono 8 vittime, ugual numero nel 1916. Nel 1917 furono 6 e nel 1918 ben 12. Anche nel 1919, a guerra finita, ci furono due vittime militari per malattia.<br />
La causa di morte fu in 4 casi il combattimento, 13 morirono per le ferite riportate in combattimento e 19 per malattia (di questi 6 morirono in prigionia). Ferite e vita di trincea, mancanza di medicinali – la penicillina non era ancora stata scoperta – pessime condizioni igienico-sanitarie e carenza di adeguate attrezzature per sopravvivere nel freddo inverno del nord e delle montagne e razioni alimentari ridotte, furono tra le cause principali delle morti tra i soldati in generale e di Monteverdi in particolare.<br />
I luoghi che videro morire i monteverdini furono quelli delle grandi battaglie, il Carso, il Monte Grappa, il Monte Pasubio, la Valsugana, Tolmino e Oslavia, l’Altopiano di Asiago e la Libia. La guerra italo-turca (nota come guerra di Libia, impresa di Libia o campagna di Libia) fu combattuta dal Regno d&#8217;Italia contro l&#8217;Impero ottomano tra il 29 settembre 1911 e il 18 ottobre 1912, per conquistare le regioni nordafricane della Tripolitania e della Cirenaica. Le ambizioni coloniali spinsero l&#8217;Italia a impadronirsi delle due province: di fatto la guerra in Libia proseguì fino al 1921 ed oltre.<br />
Nel 1920 don Socrate Isolani scrisse il primo libretto sulla storia della Badia e di Monteverdi. L’elenco dei beni monumentali del 1921 cita Caselli e la Badia di S. Pietro.<br />
Anche Monteverdi partecipò localmente alla celebrazione per le onoranze al soldato ignoto.<br />
Ecco l’elenco dei caduti di Monteverdi.<br />
Cognome, nome, paternità, classe, luogo di nascita, ruolo, inquadramento, anno di morte, luogo, cause:</p>
<p>1.    ANSELMI AMINO DI GIOVANNI 1895 Monteverdi Marittimo Soldato 145 Reggimento Fanteria 1916 Carso Ferite Riportate In Combattimento<br />
2.    ANSELMI CARLO DI BARTOLOMEO 1887 Monteverdi Marittimo Soldato 35 Reggimento Fanteria 1918 Pistoia Malattia<br />
3.    ANSELMI PIETRO DI GIUSEPPE 1896 Monteverdi Marittimo Soldato 23 Compagnia Mitraglieri 1916 Carso Ferite Riportate In Combattimento<br />
4.    BALDASSARRI ELEFANTINO DI ANTON MARIA 1892 Monteverdi Marittimo Caporale Maggiore 5 Reggimento Fanteria 1918 Prigionia Malattia<br />
5.    BARSOTTI BARTOLOMMEO DI MICHELE 1890 Monteverdi Marittimo Soldato 88 Reggimento Fanteria 1916 Ospedaletto Da Campo N. 166 Malattia<br />
6.    BIONDI VINCENZO DI MICHELE 1893 Monteverdi Marittimo Soldato 261 Reggimento Fanteria 1918 Prigionia Malattia<br />
7.    BOTTAI GIUSEPPE DI ANTONIO 1893 Monteverdi Marittimo Soldato 14 Reggimento Artiglieria Da Campagna 1918 Prigionia Malattia<br />
8.    BUSSOTTI MARINO DI GIUSEPPE 1899 Monteverdi Marittimo Soldato 6 Reggimento Fanteria 1916 Prigionia Malattia<br />
9.    CERBAI ALESSIO DI EGIDIO 1886 Monteverdi Marittimo Soldato 207 Reggimento Fanteria 1917 Settore Di Tolmino Combattimento<br />
10.    CORBINELLI ERMINDO DI BERNARDO 1896 Monteverdi Marittimo Soldato 89 Reggimento Fanteria 1918 Prigionia Malattia<br />
11.    FRANCINI ANTONIO DI MICHELE 1894 Monteverdi Marittimo Soldato 13 Reggimento Fanteria 1916 Carso Ferite Riportate In Combattimento<br />
12.    GIORGI MAUL DI ANTONIO 1883 Monteverdi Marittimo Soldato 33 Reggimento Fanteria 1915 Ospedale Da Campo N. 230 Malattia<br />
13.    GRANDI MARSILIO DI PIETRO 1891 Monteverdi Marittimo Soldato 125 Reggimento Fanteria 1915 Ospedaletto Da Campo N. 230 Malattia<br />
14.    GUALERSI UGO DI ETTORE 1888 Monteverdi Marittimo Soldato 73 Reggimento Fanteria 1918 Prigionia Malattia<br />
15.    LEPRI NICCOLINO DI MICHELE 1897 Monteverdi Marittimo Soldato 89 Reggimento Fanteria 1917 Carso Combattimento<br />
16.    LEPRI PASQUINO DI MICHELE 1892 Monteverdi Marittimo Soldato 16 Reggimento Fanteria 1919 Pisa Malattia<br />
17.    MANFANETTI VINCENZO DI TOMMASO 1894 Monteverdi Marittimo Soldato 90 Reggimento Fanteria 1916 Carso Ferite Riportate In Combattimento<br />
18.    MARCANTONI DOMENICO DI MASSIMILIANO 1899 Monteverdi Marittimo Soldato 47 Reggimento Fanteria 1919 Campobasso Malattia<br />
19.    MARRUCCI ADOLFO DI MARTINO 1899 Monteverdi Marittimo Soldato 38 Reggimento Fanteria 1917 Monte Grappa Ferite Riportate In Combattimento<br />
20.    MARRUCCI FIRMANDO DI DAVID 1892 Monteverdi Marittimo Soldato 209 Reggimento Fanteria 1916 Ospedale Da Campo N. 243 Ferite Riportate In Combattimento<br />
21.    MARTELLI GIULIANO DI CARLO 1890 Monteverdi Marittimo Soldato 22 Reggimento Fanteria 1918 Ambulanza Chirurgica D&#8217;armata N. 1 Ferite Riportate In Combattimento<br />
22.    MUCCELLI MARIO DI FEDERIGO 1897 Monteverdi Marittimo Soldato 20 Reggimento Bersaglieri 1917 Val Sugana Combattimento<br />
23.    MUCCI ALADINO DI DOMENICO 1892 Monteverdi Marittimo Soldato 82 Reggimento Fanteria 1915 Libia Combattimento<br />
24.    MUCCI PIO DI LUIGI 1879 Monteverdi Marittimo Soldato 5 Compagnia Di Sanità 1917 Ospedale Da Campo N. 03 Malattia<br />
25.    MURATORI GIUSEPPE 1891 Monteverdi Marittimo Soldato 88 Reggimento Fanteria 1916 Altipiano Di Asiago Ferite Riportate In Combattimento<br />
26.    NANNINI PIETRO 1894 Monteverdi Marittimo Soldato 149 Reggimento Fanteria 1915 24 Sezione Di Sanità Ferite Riportate In Combattimento<br />
27.    POLI CIPRIANO DI RAFFAELLO 1882 Monteverdi Marittimo Soldato 28 Reggimento Fanteria 1918 Massa Marittima Malattia<br />
28.    PUCCI GIUSEPPE DI ANGIOLO 1883 Monteverdi Marittimo Soldato 141 Reggimento Fanteria 1917 Carso Ferite Riportate In Combattimento<br />
29.    RISTORI EDUARDO DI AUGUSTO 1895 Monteverdi Marittimo Soldato 121 Reggimento Fanteria 1915 Ospedaletto Da Campo N. 101 Malattia<br />
30.    RISTORI RISTORO DI ARMEDE 1899 Monteverdi Marittimo Soldato 9 Reggimento Fanteria 1918 Livorno Malattia<br />
31.    ROSSI AGOSTINO DI ANTONIO 1892 Monteverdi Marittimo Soldato 4 Reggimento Fanteria 1915 Libia Malattia<br />
32.    SALVI SANTINO DI AUGUSTO 1898 Monteverdi Marittimo Guardia Legione R. Guardia Di Finanza Di Genova 1918 Carrara Malattia<br />
33.    SIMONI ANTONIO DI LUIGI 1898 Monteverdi Marittimo Soldato 235 Reggimento Fanteria 1918 Monte Pasubio Ferite Riportate In Combattimento<br />
34.    SOZZI ERMINDO DI PELLEGRINO 1892 Monteverdi Marittimo Soldato 147 Reggimento Fanteria 1915 Ferite Riportate In Combattimento<br />
35.    TONINELLI ADELINO DI SECONDO 1893 Monteverdi Marittimo Soldato 70 Reggimento Fanteria 1918 Arezzo Malattia<br />
36.    VASCELLI AMEDEO DI ANNIBALE 1894 Monteverdi Marittimo Soldato 36 Reggimento Fanteria 1915 Oslavia Ferite Riportate In Combattimento<br />
Usiamo parole che sembrano addolcire la cruda verità. Diciamo tributo per indicare la vita, ma un tributo si paga, poi l’esistenza continua. Parliamo di caduto per dire morto. e dalle cadute ci si rialza, ammaccati e doloranti ma perlopiù ancora vivi. Discorriamo di perdita, ma di una perdita ci si rifà, quel che si perde si può ritrovare.<br />
Nella realtà per i soldati la distinzione fu netta, tra essere e non essere, e non è una questione filosofica, è condizione esistenziale: vita o morte. Il passaggio dalla vita alla morte è indipendente dalla volontà del singolo, può essere determinato dal luogo, dal ruolo, dalla sfortuna ma soprattutto dalle scelte politiche, e strategiche, dei governi e dei comandi militari.</p>
<p>La pace è vita, la vita è (dovrebbe essere) pace.</p>
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		<title>Monteverdi e Canneto, storie di confine. La prefazione di Rossano Pazzagli</title>
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		<pubDate>Sat, 19 Nov 2022 16:00:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro</dc:creator>
				<category><![CDATA[Storia]]></category>

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		<description><![CDATA[Luoghi perduti, luoghi ritrovati di Rossano Pazzagli Una microstoria non è una piccola storia, ma la storia grande di piccoli luoghi. Questo è un libro sui luoghi – sui posti, come si dice in Toscana – e i luoghi sono come le persone: bisogna volergli bene. Per volergli bene bisogna conoscerli, rispettarli, curarli; occorre entrare [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h2>Luoghi perduti, luoghi ritrovati</h2>
<p align="center"><i>di Rossano Pazzagli<a href="http://www.agripratella.com/wp-content/uploads/2022/11/Pive-di-Canneto.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-1214" alt="pieve-di-canneto" src="http://www.agripratella.com/wp-content/uploads/2022/11/Pive-di-Canneto.jpg" width="419" height="469" /></a><br />
</i></p>
<p>Una microstoria non è una piccola storia, ma la storia grande di piccoli luoghi. Questo è un libro sui luoghi – sui <i>posti</i>, come si dice in Toscana – e i luoghi sono come le persone: bisogna volergli bene. Per volergli bene bisogna conoscerli, rispettarli, curarli; occorre entrare in relazione con loro, immergervisi, non considerarli soltanto lo sfondo inerte delle azioni e dei comportamenti umani, né banali mete turistiche da visitare e fotografare meccanicamente. Sono anch’essi soggetti, realtà vive all’incrocio tra natura e uomo. Sono territorio, paesaggio, società. I luoghi hanno un nome, talvolta più di un nome, e la toponomastica come il paesaggio ci parla delle funzioni e delle trasformazioni delle località che ogni giorno distrattamente frequentiamo. Come le persone, i luoghi nascono e muoiono, ma essi possono vivere molto più a lungo, scandendo quella che Emilio Sereni – il più Importante storico del paesaggio agrario italiano – chiamava “una prassi di generazioni”. Sono i primi spunti che mi vengono alla mente dopo aver letto questo libro di Alessandro Colletti, che potremmo definire una genealogia dei luoghi, una biografia o forse quasi un’autobiografia territoriale nella quale la storia diventa non più soltanto fattore d’identità, ma anche contenitore di prospettive future.</p>
<p>La storia e la geografia si intrecciano. Da Caselli al Consalvo, da Gualda al Castellare si distende il territorio di Monteverdi e di Canneto per quasi 100 chilometri quadrati. Ci troviamo in un’area periferica della Toscana, in quella che a lungo è stata l’Alta Maremma. Ma periferia non si nasce, si diventa. Pertanto, il libro di Colletti è anche una storia dei margini, dei <i>confini</i> come dice lui fin dal titolo, una carrellata ben scritta di storia e di storie: le fondamenta antiche, l’organizzazione medievale del territorio, la decadenza dell’età moderna, la riorganizzazione otto-novecentesca e infine il declino rapido dell’età contemporanea. Nell’ultima fase questi luoghi – campagne o piccoli paesi – sono stati colpiti dall’esodo rurale, dall’abbandono che li ha quasi devitalizzati come contraltare del boom economico; ora c’è un timido ritorno alla campagna, mosso dalla necessità di un nuovo stile di vita che passa anche dalla rigenerazione di luoghi abbandonati, traditi, feriti e qualche volta perfino derisi dal modello di sviluppo consumistico, urbanocentrico e capitalistico dell’ultimo secolo.</p>
<p>Ecco, il libro di Alessandro Colletti è figlio di questo approccio, un tentativo di ridare voce a luoghi che l’avevano perduta. Sono processi di carattere generale visti qui attraverso lo sguardo interno del territorio, osservati dai poderi, dai boschi e dalle antiche badie, misurati sulla dimensione locale della vita. Perché la storia si fa nel tempo, ma anche nello spazio; i fatti avvengono in certe date o periodi, ma succedono sempre da qualche parte, in un luogo o in un altro. Così l’autore intreccia tempi e spazi, come se dissolvesse la cronologia in un <i>continuum</i> di funzioni vitali per le quali l’insediamento umano si lega sempre alle risorse naturali, che siano l’acqua o il legname, la terra o l’aria.<a href="http://www.agripratella.com/wp-content/uploads/2022/11/Pratella-agriturismo-mod.jpg"><img class=" wp-image-1215 alignleft" alt="pratella-agriturismo-mod" src="http://www.agripratella.com/wp-content/uploads/2022/11/Pratella-agriturismo-mod.jpg" width="903" height="457" /></a></p>
<p>Nei luoghi ci stanno le persone: tanti contadini, pochi signori, poi pastori, boscaioli e altri individui in cerca di fortuna che migrando hanno popolato a più riprese queste terre di Maremma, arrivando dalle montagne appenniniche e da altre zone, passando da un podere all’altro, dai piccoli paesi alle campagne e viceversa. È quindi anche un libro di biografie e di genealogie familiari che si intrecciano con quelle di tante località comprese tra il Cornia e il Cecina, due fiumi che incorniciano un territorio vasto, a lungo considerato Pisano e Volterrano in particolare. Un territorio “marittimo”, cioè maremmano, poiché in antico la Maremma era chiamata <i>Maritima</i>. Qui l’aggettivo “marittimo”, non vuol dire sul mare, ma “di Maremma”: fu aggiunto dopo l’Unità d’Italia quando, per distinguerli da altri paesi con lo stesso nome, Monteverdi, Massa, Campiglia, Casale, Monterotondo e vari centri della fascia collinare tra Livorno e il Lazio (tutti nell’entroterra), dovettero allungare il loro nome con la parola “marittimo” o “marittima”. Voleva dire “luoghi di Maremma”, appunto. La Maremma non è un’espressione geografica, ma piuttosto una condizione esistenziale: si tratta di territori debolmente strutturati, con economie che hanno conservato a lungo caratteri seminaturali, dove l’incontro tra uomo e natura era riuscito a mantenere un sostanziale e persistente equilibrio. Un territorio con forti connotazioni agro-silvo-pastorali, nel quale le forze spontanee della natura – dal clima, alla vegetazione, all’acqua – mantengono la loro forza. Pur essendo oggetto di tanti tentativi di ripopolamento e di insediamento, dall’antichità fino all’età contemporanea, quest’area non si è riempita e anche l’urbanizzazione non è andata oltre una certa soglia, tanto che Monteverdi Marittimo – il comune oggetto di questo libro con la sua dozzina di località – ha oggi una densità demografica di 7,5 abitanti per chilometro quadrato, a fronte di una densità media italiana di circa 200. È l’esito di un andamento demografico che ha registrato una forte diminuzione dopo la metà del ‘900, passando dai circa 2.000 abitanti nel 1950 ai 980 del 1971. Poi la discesa è continuata, sebbene a ritmi più lenti e con piccole oscillazioni, fino ai circa 750 abitanti attuali.</p>
<p>C’è spazio, dunque, e lo spazio è diventato una risorsa importante, come ha dimostrato anche la pandemia di questi anni, dicendoci che è un errore concentrarsi troppo e che sono necessari processi di ritorno alla terra, alla ruralità, ai paesi, all’ambiente. In questa ottica, posti come quelli esaminati in questo libro diventano allora territori ricchi di spazio, di risorse, di patrimonio culturale, di naturalità, di salute. La storia ricostruita da Colletti attraverso mappe e documenti, arricchita dallo sguardo antropologico della percezione, ci dice proprio questo: che non c’è il niente; che, come in passato ci sono stati pascoli, boschi e miniere, oggi, nell’era globale, è possibile ritrovare un protagonismo dei territori locali, che riconosca le vocazioni originarie e le coniughi con gli ineludibili processi di innovazione, che trasformi la conoscenza e perfino la leggenda (la percezione, appunto) in una ritrovata coscienza di luogo.</p>
<p>Le vicende degli insediamenti medievali, dei castelli e delle pievi, i passaggi feudali, i contenziosi, le tasse, i rapporti tra la chiesa e il potere politico e tutte le altre cose che hanno innervato nel tempo l’organizzazione del territorio, non ci parlano solo del passato, ma offrono indicazioni per capire il senso delle trasformazioni già avvenute, aiutandoci a governare quelle future. Ci spronano soprattutto a dare valore al patrimonio territoriale: a quello materiale come a quello immateriale. A conoscerlo, a tutelarlo, a renderlo fruibile per le attuali e le future generazioni. Una biografia territoriale, dunque, che si fa anche autobiografia, narrazione emblematica di un effettivo ritorno alla campagna incarnato anche dalla vicenda personale e familiare dello stesso autore.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p align="left">Suvereto, luglio 2022</p>
<p align="left">
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		<title>Un artista medievale di Monteverdi</title>
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		<pubDate>Fri, 18 Nov 2022 17:22:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro</dc:creator>
				<category><![CDATA[Storia]]></category>

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		<description><![CDATA[Monteverdi Marittimo non vanta personaggi famosi che, in passato, diedero lustro alla terra di origine. Tuttavia abbiamo scovato un pittore monteverdino che in epoca medievale ebbe il suo momento di notorietà: Duccio da Monteverdi. A Volterra, nel borgo di San Giusto, sulla strada di accesso alla veduta delle Balze, sorgeva la chiesa di San Marco. [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Monteverdi Marittimo non vanta personaggi famosi che, in passato, diedero lustro alla terra di origine. Tuttavia abbiamo scovato un pittore monteverdino che in epoca medievale ebbe il suo momento di notorietà: Duccio da Monteverdi.</p>
<p>A Volterra, nel borgo di San Giusto, sulla strada di accesso alla veduta delle <i>Balze</i>, sorgeva la chiesa di <i>San Marco</i>. Quel poco che è rimasto di questa chiesa, oggi è stato adattato ad abitazione privata. Era una chiesa antichissima e ricca di opere d’arte e sembra che vi fosse abbinato anche il <i>Monastero delle Benedettine</i>.</p>
<p>In questa zona si apriva una porta denominata prima<i> «della Guerruccia»</i> e poi di<i> «San Marco»</i>. Nel 1355, i pittori <i>Tommasino da Bologna</i> e <i>Duccio da Monteverdi</i> eseguirono varie pitture sacre anche alla porta di<i> San Marco</i>. Tutto però è scomparso, perché molto probabilmente è stata inghiottita dalla voragine delle Balze. Oggi esistono solo i massi etruschi, unici resti delle ciclopiche mura.</p>
<p>Ecco come Mario Battistini, storico volterrano, riporta la notizia sul settimanale Il Corazziere del 30 maggio 1920:</p>
<p><b>Tommasino da Bologna e Duccio da Monteverdi, pittore, a Volterra nel 1355.</b></p>
<p style="padding-left: 30px;">Nei nostri Statuti troviamo stabilito che presso le porte della città dovessero dipingersi sacre immagini, presso le quali doveva ardere continuo lume. Tutto è scomparso delle pitture stesse, ma si ricorda che una parte di affresco, già esistente nel gabellino della porta S. Felice, si trova oggi nel piccolo oratorio presso la porta medesima. Per soddisfare adunque alle disposizioni statuarie i priori volterrani, anche nel 1355 fecero eseguire varie pitture presso la porta di S. Marco e di S. Stefano e furono autori di esso i pittori Tommasino da Bologna e Duccio</p>
<p>I documenti dell’epoca riportano alcune persone di nome Duccio. Bisogna considerare che Duccio è l’ipocoristico, cioè accorciativo, di altri nomi quali Ubaldo, Guido, Leonardo, Manfredo, Baldassarre, Bardo, Corrado, Davide, Guido, Tebaldo ed altri.<b> </b></p>
<p>In un documento volterrano del 1311 il vicario, e i consiglieri del comune di Monteverdi eleggono Cerreto del fu Tancredi, <b>Duccio</b> figlio di Gherardi e Berto del fu Giovanni, in qualità di procuratori per giurare obbedienza al podestà del comune di Volterra.<b> </b></p>
<p>Anche nel 1329 sempre il vicario, e i consiglieri del comune di Monteverdi eleggono Bartolomeo del fu Michele Buontalenti di Volterra in qualità di procuratore per riscuotere dal comune di Volterra 50 denari per la condanna di Cigatello di Siena. Tra i firmatari troviamo nuovamente Duccio Gherardi e un Duccio Nucci. Forse uno dei due era l’artista che operò a Volterra e qui, per comodità, fu chiamato semplicemente Duccio da Monteverdi.</p>
<p style="padding-left: 30px;">da Monteverdi ai quali, il 29 marzo, furono corrisposte lire 13 e soldi 10 per ciascuna. <em>Mario Battistini</em></p>
<p style="padding-left: 30px;"><em><a href="http://www.agripratella.com/wp-content/uploads/2022/11/Porta-di-S.-Felice-Volterra.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-1207" alt="porta-di-s-felice-volterra" src="http://www.agripratella.com/wp-content/uploads/2022/11/Porta-di-S.-Felice-Volterra.jpg" width="1257" height="859" /></a> <a href="http://www.agripratella.com/wp-content/uploads/2022/11/Duccio-da-Monteverdi.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-1208" alt="duccio-da-monteverdi" src="http://www.agripratella.com/wp-content/uploads/2022/11/Duccio-da-Monteverdi.jpg" width="277" height="347" /></a></em></p>
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		<title>Monteverdi nel Risorgimento</title>
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		<pubDate>Wed, 08 Dec 2021 12:24:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Nel libro &#8220;Monteverdi e Canneto tra monaci della Badia, Paoletti e Carducci&#8221; accenno brevemente al periodo risorgimentale. Oggi ne sappiamo qualcosa in più. L’eco lontano del Risorgimento Il periodo risorgimentale ebbe una forte influenza sulle vicende della Toscana, parliamo del periodo tra il 1848 e il 1861, dalle guerre d’indipendenza ai moti garibaldini e all’Unità [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_1192" class="wp-caption alignright" style="width: 619px"><a href="http://www.agripratella.com/wp-content/uploads/2021/12/Carducci-Risorgimento.jpg"><img class="size-full wp-image-1192" alt="Attestato di Carducci Giovanni Antonio di Francesco, Canneto." src="http://www.agripratella.com/wp-content/uploads/2021/12/Carducci-Risorgimento.jpg" width="609" height="597" /></a><p class="wp-caption-text">Attestato di Carducci Giovanni Antonio di Francesco, Canneto.</p></div>
<p>Nel libro &#8220;Monteverdi e Canneto tra monaci della Badia, Paoletti e Carducci&#8221; accenno brevemente al periodo risorgimentale. Oggi ne sappiamo qualcosa in più.<a href="http://www.agripratella.com/wp-content/uploads/2021/12/Carducci_Giovanni-Antonio-di-Francesco_468999.pdf"><br />
</a></p>
<h3>L’eco lontano del Risorgimento</h3>
<p>Il periodo risorgimentale ebbe una forte influenza sulle vicende della Toscana, parliamo del periodo tra il 1848 e il 1861, dalle guerre d’indipendenza ai moti garibaldini e all’Unità d’Italia. Furono anni densi di avvenimenti, battaglie, riforme, speranze e contraddizioni.<br />
La Comunità di Monteverdi, come altre situate “alla periferia dell’Impero”, non conobbe particolari fermenti politico-sociali a causa dell’isolamento commerciale (e viario) oltre che della dipendenza sociale ed economica dal feudatario e dal padronato, di cui i Carducci erano i maggiori esponenti. All’interno del Comune, come pure a Sassetta e Suvereto, non ci furono segnali di ribellione o malcontento e neppure giovani partiti volontari per le guerre e le spedizioni garibaldine.<br />
Diverso fu l’atteggiamento delle comunità di Campiglia, Pomarance, Monterotondo (che faceva parte di Massa) e Castagneto più aperte alle nuove idee unitarie e repubblicane, che fornirono anche dei volontari che parteciparono attivamente a varie battaglie risorgimentali<br />
Nel periodo successivo all’unificazione d’Italia, vi furono altre due campagne di guerra risorgimentali, nel 1866 e nel 1870. A quest’ultime battaglie anche le refrattarie comunità di Monteverdi, Sassetta e Suvereto diedero il loro contributo in uomini: Monteverdi con 15 uomini, Sassetta con 12 e Suvereto con 22.<br />
Nei comuni più “progressisti” citati, però, alcuni giovani partirono per arruolarsi come volontari, mentre Monteverdi e Sassetta offrirono uomini, quasi tutti soldati di fanteria e pochi appuntati, chiamati dalla leva obbligatoria che all’epoca durava ben otto anni.<br />
Ecco l’elenco dei militari di Monteverdi impegnati nelle campagne del 1866 e 1870:</p>
<p>Bianchi Giovanni Santo di Giuseppe. 9° Regg. Artiglieria, soldato, Campagna 1866, 1870<br />
Bocci Domenico di Luigi. 8° Regg. Fanteria, soldato, Campagna 1866<br />
Bottai Candido di Francesco. 36° Regg. Fanteria, soldato, Campagna 1866<br />
Cantini Arcangelo di Antonio. 5° Regg. Fanteria, soldato, Campagna 1866<br />
Carducci Giovanni Antonio di Francesco. 4° Regg. Fanteria, soldato, Campagna 1866<br />
Castelli Raimondo di Pietro. 36° Regg. Fanteria, soldato, Campagna 1866<br />
Cerbai Giovanni di Valerio. 1° Regg. Bersaglieri, soldato, Campagna 1866, 1870.<br />
Cerini Emilio di valentino. 8° Regg. Fanteria, soldato, Campagna 1866, 1870.<br />
Ciampi Claudio di Federico. 21° Regg. Fanteria, soldato, Campagna 1866<br />
Milli Eugenio di Federico. 36° Regg. Fanteria, soldato, Campagna 1866<br />
Milli Giuseppe di Ranieri. Cavalleggeri di Caserta, appuntato, Campagna 1866.<br />
Rossi Dario di Costantino. 46° Regg. Fanteria, soldato, Campagna 1866, 1870.<br />
Rossi Eugenio di Luigi. 46° Regg. Fanteria, soldato, Campagna 1866, 1870.<br />
Rossi Facondo di Regolo. 21° Regg. Fanteria, soldato, Campagna 1866.<br />
Tonelli Florindo di Felice. 46° Regg. Fanteria, soldato, Campagna 1866, 1870.</p>
<p>Il recupero dei nomi di coloro che fecero la Storia d’Italia è stato possibile grazie al Progetto Torelli che ha visto tanti studenti impegnati nella trascrizione digitale di centinaia di registri manoscritti &#8211; conservati all’Archivio del Museo del Risorgimento di Milano &#8211; che riportano 680.000 nomi di quanti parteciparono alle Campagne risorgimentali, dal 23 marzo 1848, data d’inizio della Prima Guerra d’Indipendenza, al 20 settembre 1870, giorno della Presa di Roma con la Breccia di Porta Pia. Il Progetto è consultabile online.</p>
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		<title>Una recensione del libro &#8220;Monteverdi e Canneto tra monaci della Badia, Paoletti e Carducci.&#8221;</title>
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		<pubDate>Mon, 13 Sep 2021 15:46:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Storia]]></category>

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		<description><![CDATA[“Monteverdi e Canneto tra monaci della Badia, Paoletti e Carducci”: presentato giovedì 26 agosto in una serata organizzata dal Circolo culturale Badivecchia, è il primo libro che raccoglie e racconta tutta intera la storia ultra-millenaria di Monteverdi, dalla fondazione della Badia del longobardo Walfredo ai primi del secolo scorso. Una storia cui l’autore, Alessandro Colletti, [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>“<em>Monteverdi e Canneto tra monaci della Badia, Paoletti e Carducci</em>”: <a href="http://www.agripratella.com/wp-content/uploads/2021/09/Copertina-sola.jpg"><img class="alignright size-thumbnail wp-image-1178" alt="copertina-sola" src="http://www.agripratella.com/wp-content/uploads/2021/09/Copertina-sola-150x150.jpg" width="150" height="150" /></a>presentato giovedì 26 agosto in una serata organizzata dal Circolo culturale Badivecchia, è il primo libro che raccoglie e racconta tutta intera la storia ultra-millenaria di Monteverdi, dalla fondazione della Badia del longobardo Walfredo ai primi del secolo scorso. Una storia cui l’autore, Alessandro Colletti, aveva già dedicato in passato studi accuratissimi, alcuni dei quali pubblicati proprio dalla nostra rivista fra il 2001 e il 2004, e che negli ultimi vent’anni è stata messa a fuoco da altre ricerche condotte sugli Archivi storici di Monteverdi, Volterra, Firenze e Praga.<br />
Ora tutto questo lavoro trova finalmente una sintesi, con l’aggiunta di alcune grosse novità. Una riguarda gli Statuti, cioè gli atti fondativi delle due comunità di Canneto e Monteverdi. L’altra, forse la più importante e che occupa una parte significativa del libro, riguarda invece la “saga dei Carducci”, la potente famiglia di proprietari terrieri che dalla fine del Settecento, e per quasi un centinaio di anni, dominò la vita locale. Raccontare questo spezzone di vita locale è stato possibile grazie alla generosa disponibilità dei discendenti della famiglia, i fratelli Nicoletta e Giovanni, che hanno messo a disposizione di Colletti gli archivi privati. Alla famiglia e alla nascita di quella che il libro definisce “la Banca Carducci”, cui si devono – oltre alle proprietà immobiliari &#8211; le fortune economiche della casata, è dedicata l’ultima parte del libro. Pagine di grande interesse e di piacevole lettura. Non vi si trovano infatti soltanto dettagliate e precise informazioni sulle vorticose attività economiche dei protagonisti, sui passaggi di proprietà immobiliari o sulle alterne fortune delle famiglie con cui i Carducci avevano rapporti economici. Quel che il lettore ci trova è anche uno spaccato della vita quotidiana dell’epoca, o almeno della vita delle classi benestanti. E’ così che le liste della spesa diventano un riflettore che illumina la tavola, il guardaroba, l’armadietto della farmacia, la biblioteca, le scuole dei figli e i capricci delle signore.<br />
A completare il lavoro di Colletti, in coda al testo ma non ultimi per importanza, ci sono gli stemmi di Monteverdi e Canneto: più ancora degli Statuti, scrive infatti l’autore nella sua introduzione, gli stemmi sono il simbolo dell’identità civica, un simbolo che racchiude in sé, nella sua immediatezza visiva, un sistema di riconoscimento. E’ lì che si condensa quella millenaria storia civile, talvolta contrastata e dolorosa, cui il libro è interamente dedicato.<br />
Il libro, anche in ebook, è disponibile su Amazon al costo di 15 euro oppure contattando l’autore alla mail info@agripratella.com o chiamando al 3394146536.<br />
Giuliana Balletti</p>
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		<title>77° Anniversario della Liberazione di Monteverdi.</title>
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		<pubDate>Sat, 24 Apr 2021 06:41:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro</dc:creator>
				<category><![CDATA[Storia]]></category>

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		<description><![CDATA[Monteverdi Marittimo: 1944. Il podestà di Monteverdi Marittimo Guglielmo Galletti con lettera del 10 marzo 1944 segnala alla Prefettura, alla Questura, al Comando Distaccamento G.N.R. di Serrazzano che nel podere “La Cornazzana” è presente la famiglia Archivolti, livornese: tre persone provenienti dal comune di Sassetta, delle quali si danno tutte le generalità. Sotto, a penna, [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p align="center">Monteverdi Marittimo: 1944.</p>
<p>Il podestà di Monteverdi Marittimo Guglielmo Galletti con lettera del 10 marzo 1944 segnala alla Prefettura, alla Questura, al Comando Distaccamento G.N.R. di Serrazzano <a href="http://www.agripratella.com/wp-content/uploads/2014/03/images-1.jpg"><img class="alignright size-thumbnail wp-image-436" alt="images (1)" src="http://www.agripratella.com/wp-content/uploads/2014/03/images-1-150x150.jpg" width="150" height="150" /></a>che nel podere “La Cornazzana” è presente la famiglia Archivolti, livornese: tre persone provenienti dal comune di Sassetta, delle quali si danno tutte le generalità. Sotto, a penna, la grafia ordinata annota: nessuno in elenco (dunque l’elenco era già approntato)<a title="" href="file:///C:/Users/g50-45-3vix/Documents/Badivecchia/2021/Monteverdi%20Marittimo%20nel%201944..docx#_ftn1"><sup><sup>[1]</sup></sup></a>.</p>
<p>Si tratta della famiglia Archivolti, residente a Livorno, sfollata a Sassetta e, in seguito all’acuirsi delle persecuzioni antiebraiche, rifugiata nel podere La Cornazzana, confidando forse nell’isolamento del luogo, ma ignari del fatto che per pochi metri il podere rientra amministrativamente nel comune di Monteverdi.</p>
<p>Il 1° aprile 1944 civili fascisti arrestano Liliana Archivolti, nata a Milano il 10 dicembre 1923 una giovane di vent’anni e la madre Elena Gina Della Torre nata nel 1885. Il padre, Guido Archivolti, ultrasettantenne, non è arrestato. Rinchiuse nel carcere di Pisa e poi avviate al campo di Fossoli partirono alla volta di Auschwitz il 16 maggio 1944. Entrambe decedute<a title="" href="file:///C:/Users/g50-45-3vix/Documents/Badivecchia/2021/Monteverdi%20Marittimo%20nel%201944..docx#_ftn2"><sup><sup>[2]</sup></sup></a>.</p>
<p>Liliana Archivolti lavorava come maestra a Sassetta, insegnava ai diciannove ragazzi dell’orfanotrofio israelitico di Livorno che agli inizi del 1943 erano sfollati a causa dei bombardamenti aerei alleati sulla città: la storia avventurosa di questi ragazzi è stata raccontata da Paola Lemmi in Finché non sono venuti a prenderci e da Lorenzo Bientinesi in <i>Don Antonio Vellutini:un prete con i cattolici nell’Antifascismo e nella Resistenza livornese.</i></p>
<p align="center">
<p>Un’altra vittima dei lager è Furio Filippi, 32 anni, nato a Monteverdi Marittimo, funzionario, arrestato a Piombino, classiﬁcato “schutz” (deportato per motivi di sicurezza) e deceduto a Mauthausen il 1° aprile 1945.</p>
<p>Mussolini aveva creato la Guardia Nazionale Repubblicana ,GNR , nel dicembre 1943, quindi soli tre mesi prima della delazione della famiglia Archivolti,  con due decreti che furono pubblicati sulla Gazzetta Ufficiale solo nel giugno e nel luglio 1944, successivamente a questi tristi episodi. A Serrazzano (competente per il territorio di Monteverdi ), come in altre località, questo esercito di partito era stato costituito immediatamente, con tragico zelo.<a href="http://www.agripratella.com/wp-content/uploads/2014/03/Partigiani.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-431" alt="Partigiani" src="http://www.agripratella.com/wp-content/uploads/2014/03/Partigiani-150x150.jpg" width="150" height="150" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>La Resistenza a Monteverdi vede come primi protagonisti Luigi Martelli (indicato anche come <i>Martilli</i>) e Spartaco Bechelli i quali fin dal 15 novembre 1943 partecipano alla lotta armata; a loro è stata riconosciuta ufficialmente la qualifica di <i>patriota</i>.</p>
<p>Il riconoscimento della qualifica di <i>partigiano</i> o <i>patriota</i>, fu dato in ragione della appartenenza ad una formazione partigiana operante in Toscana e riconosceva la prima qualifica a chi nella lotta di Liberazione fosse caduto, rimasto ferito, mutilato o invalido o fosse stato inquadrato in una formazione partigiana o detenuto in carcere per più di tre mesi o avesse operato in una struttura o servizio di comando per almeno <span style="text-decoration: underline;">sei</span> mesi, mentre riconosceva la seconda qualifica a chi avesse contribuito attivamente alla Resistenza per un periodo minore: come si può notare la regola è stata violata per Bechelli e Martelli. Ho proposto di far avere la <i>qualifica postuma</i> di <i>Partigiano</i> ai due paesani: sarebbe un onore per le famiglie e le istituzioni. Entrambi facevano parte della Banda Camicia Rossa una tra le varie formazioni partigiane che gravitavano intorno a Massa Marittima, formalmente inserita nella III Brigata Garibaldi e poi nel Raggruppamento “Monte Amiata”.</p>
<p>Ho conosciuto Spartaco e mi aveva subito colpito il suo nome, non ricordo di aver visto il famoso film con Kirk Douglas del 1960, ma ricordo perfettamente di aver letto <i>Spartacus</i> il romanzo di Howard Fast che mi aveva affascinato e ogni volta che vedevo Spartaco mi si sovrapponeva l’immagine del gladiatore: nel nome un destino di lotta e ribellione.</p>
<p>A Monteverdi non mancano altri nomi social-comunisti: Compagno, 1899; Libertà, 1910; Lotta, 1920. ma si ricordano anche i fratelli ribelli: Amico, Compagno, Fedele, Sincero della famiglia Vascelli. Dagli elenchi parrocchiali sappiamo che Compagno fu battezzato e anche con il secondo nome di Firenze e Ezzelio per terzo. Era uso in quel periodo dare ai neonati tre nomi, talvolta due, pochi ne avevano uno solo, in rari casi ben quattro: i defunti venivano indicati con il solo primo nome.</p>
<p>Vismo Gualersi si dà alla macchia il 12 febbraio ’44: è l’unico <i>partigiano</i> monteverdino. Il primo marzo ’44 vede l’arrivo nelle file della Resistenza di Leofardo Danzini, Albano Gualersi e Indovinalo Rossi, il 10 marzo i fratelli Narciso e Ferdinando Focacci; il 10 aprile Tripolino Tafi e il 1° maggio Carlo Bechelli.</p>
<p>I monteverdini  Danzini Tullio, Focacci Nino e Cerri Colombo, tutti collegati alla 3° Brigata Garibaldi, non furono riconosciuti ai fini della menzione ufficiale.</p>
<p>Tra i monteverdini della Resistenza si segnalano:</p>
<p>Bacci Dario, nato a Monteverdi Marittimo il 5 agosto 1898. Tornitore, residente a Torino, collabora con la 7° Brigata Sap De Angeli e gli è riconosciuta la qualifica di <i>benemerito</i> della Resistenza.</p>
<p>Bargettini Zeffiro, nome di battaglia <i>Dardo</i>. Nato a Monteverdi Marittimo il 4 giugno 1895. Operaio, residente a Torino. Riconosciuto <i>patriota</i> per il periodo dall’1.06.1944 all’8.6.1945 nella 7° Brigata Sap De Angeli.</p>
<p>L’attività partigiana nel 1944 si svolse prevalentemente nel territorio attorno a Massa Marittima, con episodi famosi come la battaglia del Frassine e l’eccidio della miniera di Niccioleta, e azioni a Suvereto e Campiglia Marittima.</p>
<p>Riportiamo in ordine cronologico alcuni episodi di guerra avvenuti a Monteverdi Marittimo o riguardanti monteverdini:</p>
<table border="0" cellspacing="0" cellpadding="0">
<tbody>
<tr>
<td valign="top" width="130">
<p align="center">15 gennaio 1944</p>
</td>
<td valign="top" width="491">Viene costituito il Distaccamento <i>Allegri</i> della 3° Brigata Garibaldi che opera nella zona di Bolgheri, Bibbona, Castagneto e Canneto.</td>
</tr>
<tr>
<td valign="top" width="130">
<p align="center">12 aprile</p>
</td>
<td valign="top" width="491">Muore a Cecina Agostini Bisio di Claudio, nato a Monteverdi il 27/02/1924 milite della RSI.</td>
</tr>
<tr>
<td valign="top" width="130">
<p align="center">6 maggio</p>
</td>
<td valign="top" width="491">Nei presso del Balzone attacco notturno contro vettura tedesca, distruzione della vettura e uccisione dell’ufficiale e autista<a title="" href="file:///C:/Users/g50-45-3vix/Documents/Badivecchia/2021/Monteverdi%20Marittimo%20nel%201944..docx#_ftn3">[3]</a>.</td>
</tr>
<tr>
<td valign="top" width="130">
<p align="center">11 maggio</p>
</td>
<td valign="top" width="491">Azioni di pattugliamento in zona Balzone.</td>
</tr>
<tr>
<td valign="top" width="130">
<p align="center">12 maggio</p>
<p align="center">
<p align="center">maggio</p>
</td>
<td valign="top" width="491">Muore Gualersi Ercole di Narciso, nato a Monteverdi il 05/08/1911 milite della RSI.</p>
<p>Perlustrazione di 20 partigiani sulla strada che da Monteverdi conduce a Castagneto, all’una di notte si scontrano con una carovana di carri trainati da cavalli con a bordo militi fascisti che subiscono perdite<a title="" href="file:///C:/Users/g50-45-3vix/Documents/Badivecchia/2021/Monteverdi%20Marittimo%20nel%201944..docx#_ftn4">[4]</a>.</td>
</tr>
<tr>
<td valign="top" width="130">
<p align="center">14 giugno</p>
</td>
<td valign="top" width="491">Venuti a sapere che nei pressi di Monteverdi Marittimo sono presenti alcuni dei fascisti responsabili dell’esecuzione di Oberdan Chiesa, i Partigiani delle sezioni <i>Gallistru e Benedici</i> della 3° Brigata Garibaldi giustiziano il fascista da loro ricercato<a title="" href="file:///C:/Users/g50-45-3vix/Documents/Badivecchia/2021/Monteverdi%20Marittimo%20nel%201944..docx#_ftn5">[5]</a> e catturano gli altri 14 militi della GNR disarmandoli<a title="" href="file:///C:/Users/g50-45-3vix/Documents/Badivecchia/2021/Monteverdi%20Marittimo%20nel%201944..docx#_ftn6">[6]</a>.</td>
</tr>
<tr>
<td valign="top" width="130">
<p align="center">20 giugno</p>
</td>
<td valign="top" width="491">Canneto. Sulla strada per Ponteginori il 7° Distaccamento partigiano attacca e distrugge un autocarro tedesco infliggendo perdite.</td>
</tr>
<tr>
<td valign="top" width="130">
<p align="center">20 giugno</p>
</td>
<td valign="top" width="491">I partigiani requisiscono 80 Kg. di esplosivo dalla miniera di Canneto.</td>
</tr>
<tr>
<td valign="top" width="130">
<p align="center">25 giugno</p>
<p align="center">
<p align="center">27 giugno</p>
</td>
<td valign="top" width="491">Appostamento e scontro con reparti tedeschi: distrutto un autocarro e inflitte perdite.</p>
<p>La compagnia G degli alleati sostituisce il 2° Battaglione (142° fanteria) in prima mattinata conquista una posizione dominante e si sposta lungo entrambe le rive del fiume Massera, incontrando resistenza fra Lodano e Massera alle 12,30<a title="" href="file:///C:/Users/g50-45-3vix/Documents/Badivecchia/2021/Monteverdi%20Marittimo%20nel%201944..docx#_ftn7">[7]</a>.</td>
</tr>
<tr>
<td valign="top" width="130">
<p align="center">28 giugno</p>
</td>
<td valign="top" width="491">I guastatori tedeschi fanno saltare i ponti di Fosso al Ciliegio, Ripettini, Mantronata e il Ponte d’Oro, poi minano il Palazzo Comunale che subisce gravi danni.</td>
</tr>
<tr>
<td valign="top" width="130">
<p align="center">28 giugno</p>
</td>
<td valign="top" width="491">Il 168° Reggimento conquista Monteverdi e 4 soldati americani perdono la vita, ecco i loro nomi: Diresta Gennaro, Hillman Robert, Lewis Virgil e Mangravite Joseph. Diresta, di origine italiana, è sepolto a San Casciano Val di Pesa nel cimitero militare dei Falciani<a title="" href="file:///C:/Users/g50-45-3vix/Documents/Badivecchia/2021/Monteverdi%20Marittimo%20nel%201944..docx#_ftn8">[8]</a>.</td>
</tr>
<tr>
<td valign="top" width="130">
<p align="center">2 ottobre 1944</p>
</td>
<td valign="top" width="491">A Monteverdi viene ucciso Panieri Ivo, civile aderente al P.F.R. (Partito Fascista Repubblicano).</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p>C’è anche Bruno Vanni, nato a Monteverdi Marittimo il 24 aprile 1906, residente a Piombino. Imputato di partecipazione a rastrellamenti, come comandante della Brigata Nera di Papozze, provincia di Rovigo, di arresti arbitrari, di minacce di morte a varie persone di Villanova Marchesana. Condannato a dieci anni con sentenza del 27 marzo 1947<a title="" href="file:///C:/Users/g50-45-3vix/Documents/Badivecchia/2021/Monteverdi%20Marittimo%20nel%201944..docx#_ftn9">[9]</a>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p align="center">Monteverdini operanti in zona:</p>
<table border="0" cellspacing="0" cellpadding="0">
<tbody>
<tr>
<td valign="top" width="612">
<ul>
<li>Bechelli Spartaco inserito nella 3a Brigata “Garibaldi” di Livorno. Riconosciuto <i>patriota</i> per il periodo dal 01.03.1944 al 27/06/1944<a title="" href="file:///C:/Users/g50-45-3vix/Documents/Badivecchia/2021/Monteverdi%20Marittimo%20nel%201944..docx#_ftn10">[10]</a>.</li>
<li>Bechelli Carlo inserito nella 3a Brigata “Garibaldi” di Livorno. Riconosciuto <i>patriota</i> per il periodo dal 01.05.1944 al 25/06/1944.</li>
<li>Gualersi Vismo inserito nel Raggruppamento “Monte Amiata” Banda Camicia Rossa. Riconosciuto <i>partigiano</i> dal 12.02.1944 al 25.09.1944.</li>
<li>Tafi Tripolino inserito nel Raggruppamento “Monte Amiata” Banda Camicia Rossa. Riconosciuto <i>patriota</i> dal 10.4.1944 al 30.6.1944.</li>
<li>Martilli (ma <i>Martelli</i>) Luigi inserito nel Raggruppamento “Monte Amiata” Banda Camicia Rossa. Riconosciuto <i>patriota</i> dal 15.11.1943 al 20.07.1944.</li>
<li>Focacci Narciso inserito nel Raggruppamento “Monte Amiata” Banda Camicia Rossa. Riconosciuto <i>patriota</i> dal 10.03.1944 al 30.06.1944.</li>
<li>Focacci Ferdinando inserito nel Raggruppamento “Monte Amiata” Banda Camicia Rossa. Riconosciuto <i>patriota</i> dal 10.03.1944 al 30.06.1944.</li>
<li>Danzini Leopardo (ma <i>Leofardo</i>) inserito nella 3a Brigata “Garibaldi” di Livorno. Riconosciuto <i>patriota</i> per il periodo dal 01.03.1944 al 27/06/1944.</li>
<li>Gualersi Albano inserito nella 3a Brigata “Garibaldi” di Livorno. Riconosciuto <i>patriota</i> per il periodo dal 01.03.1944 al 27/06/1944.</li>
<li>Rossi Indovinalo inserito nella 3a Brigata “Garibaldi” di Livorno. Riconosciuto <i>patriota</i> per il periodo dal 01.03.1944 al 27/06/1944.</li>
<li>Danzini Tullio, Focacci Nino e Cerri Colombo, tutti 3° Brigata Garibaldi, non riconosciuti ai fini della menzione. In altre regioni, ma non in Toscana, fu istituita la qualifica di <i>benemerito</i> per coloro che, come loro, sostennero attivamente le attività degli antifascisti.</li>
</ul>
</td>
</tr>
<tr>
<td valign="top" width="612"></td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p>Per un inquadramento generale e una ricostruzione corale della situazione a Monteverdi si veda il libro di Giuliana Balletti, <i>Monteverdi, cronache del Novecento,</i> Campiglia, 2004, nel quale ritroviamo molti dei personaggi citati. Nell’intervista a Ferdinando Focacci troviamo altri nomi di antifascisti: Biondo, Cherubino, Stanislao e Martino Biondi; Francesco Rossi, Tosello Moroni, Vittorio Bottai, Alfonso Bartolozzi, Elvio Cappelli, Pilade Granucci, Govi, Vascelli e Lepri.</p>
<div><br clear="all" /></p>
<hr align="left" size="1" width="33%" />
<div>
<p><a title="" href="file:///C:/Users/g50-45-3vix/Documents/Badivecchia/2021/Monteverdi%20Marittimo%20nel%201944..docx#_ftnref1">[1]</a> Luzzati Michele <i>Gli ebrei di Pisa (secoli IX-XX)</i> Pisa, 1998.</p>
</div>
<div>
<p><a title="" href="file:///C:/Users/g50-45-3vix/Documents/Badivecchia/2021/Monteverdi%20Marittimo%20nel%201944..docx#_ftnref2"><sup><sup>[2]</sup></sup></a> Collotti Enzo, <i>Ebrei in Toscana tra occupazione tedesca e RSI: Persecuzione, depredazione, deportazione. </i>Pisa, 2007.</p>
</div>
<div>
<p><a title="" href="file:///C:/Users/g50-45-3vix/Documents/Badivecchia/2021/Monteverdi%20Marittimo%20nel%201944..docx#_ftnref3">[3]</a> Martelli Pier Nello, <i>La resistenza nell’alta maremma, </i>Pisa, 1978. Segnala anche azioni di disturbo al traffico al ponte del Balzone in località Consalvo dal 13 al 24 giugno 1944.</p>
</div>
<div>
<p><a title="" href="file:///C:/Users/g50-45-3vix/Documents/Badivecchia/2021/Monteverdi%20Marittimo%20nel%201944..docx#_ftnref4">[4]</a> Cavicchi Coraldo, <i>Fascismo e Resistenza. Avvenne negli anni difficili 1920-1945</i>, Venturina, 2000.</p>
</div>
<div>
<p><a title="" href="file:///C:/Users/g50-45-3vix/Documents/Badivecchia/2021/Monteverdi%20Marittimo%20nel%201944..docx#_ftnref5">[5]</a> Si tratta di Luigi Giomi di Cecina, conosciuto col soprannome di <i>Negus</i>.</p>
</div>
<div>
<p><a title="" href="file:///C:/Users/g50-45-3vix/Documents/Badivecchia/2021/Monteverdi%20Marittimo%20nel%201944..docx#_ftnref6"><sup><sup>[6]</sup></sup></a> <a href="http://www.radiomaremmarossa.it/">http://www.radiomaremmarossa.it</a> sito ricco di notizie sulla Resistenza anche della zona di Monteverdi Marittimo.</p>
</div>
<div>
<p><a title="" href="file:///C:/Users/g50-45-3vix/Documents/Badivecchia/2021/Monteverdi%20Marittimo%20nel%201944..docx#_ftnref7">[7]</a> Giannasi Andrea<i>, I Nisei in guerra, i soldati nippoamericano in Italia (1944-1945),</i> Lucca, 2016.</p>
</div>
<div>
<p><a title="" href="file:///C:/Users/g50-45-3vix/Documents/Badivecchia/2021/Monteverdi%20Marittimo%20nel%201944..docx#_ftnref8">[8]</a> Fulceri Bruno, <i>Il prezzo della libertà. Diario di guerra, </i>Livorno, 2007.</p>
</div>
<div>
<p><a title="" href="file:///C:/Users/g50-45-3vix/Documents/Badivecchia/2021/Monteverdi%20Marittimo%20nel%201944..docx#_ftnref9">[9]</a> Sparapan Gianni, <i>Fascisti e collaborazionisti nel Polesine durante l&#8217;occupazione tedesca. I processi della Corte d&#8217;Assise straordinaria di Rovigo, </i>Padova 1991.</p>
</div>
<div>
<p><a title="" href="file:///C:/Users/g50-45-3vix/Documents/Badivecchia/2021/Monteverdi%20Marittimo%20nel%201944..docx#_ftnref10">[10]</a> Bechelli Spartaco appare due volte negli elenchi: nel primo inserito nella Banda “Camicia Rossa” dal 15.11.1943 al 30.6.1944.vedi http://www.istoresistenzatoscana.it/partigiani.</p>
</div>
</div>
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		<title>Lo spirito di San Walfredo.</title>
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		<pubDate>Sun, 20 Dec 2020 10:20:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro</dc:creator>
				<category><![CDATA[Storia]]></category>

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		<description><![CDATA[Ho trovato questo racconto nel libro di Balt, soprannome di Arturo Piccinnu, Riflessioni su fatti e rime su fantasie ovverosia fantasie per rime e fatti per riflessioni, Venturina, 2004. Riporto in sintesi, una storia, senza i nomi dei personaggi coinvolti nella realtà. Si tratta di persone attendibili che mai uno avrebbe pensato a una passione così [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Ho trovato questo racconto nel libro di Balt, soprannome di Arturo Piccinnu, <em>Riflessioni su fatti e rime su fantasie ovverosia fantasie per rime e fatti per riflessioni,</em> Venturina, 2004.</p>
<p>Riporto in sintesi, una storia, senza i nomi dei personaggi coinvolti nella realtà. Si tratta di persone attendibili che mai uno avrebbe pensato a una passione così insolita:<a href="http://www.agripratella.com/wp-content/uploads/2020/12/Badia-restauro-28.12.2008-001.jpg"><img class="alignright size-thumbnail wp-image-1160" alt="badia-restauro-28-12-2008-001" src="http://www.agripratella.com/wp-content/uploads/2020/12/Badia-restauro-28.12.2008-001-150x150.jpg" width="150" height="150" /></a><br />
“Ad Aldo , cultore di spiritismo, una volta gli accadde di contattare, tramite una medium e in compagnia di appassionati, per l’esattezza: due donne, oltre alla medium, una entità ultraterrena.<br />
Pensate un po’, l’entità era, nientepocodimenochè lo spirito di San Walfredo Gherardesca.<br />
Questi, Walfredo, fondatore del monastero di Monte Verdi in provincia di Pisa e, secondo una non infondata ricostruzione, il capostipite di tutte le prosapie dei conti Gherardesca. Prosapie tuttora esistenti in questo antico “Gualdo del re” e grandi latifondisti in alcuni comuni, limitrofi, di questa alta Maremma toscana.<br />
Questa entità, dopo aver dichiarato la sua individualità agli astanti interroganti e interpreti, dice: andate a prendere, in prossimità di una rocca che, per evitare corse vane e, in un certo senso, anche ignominiose al tesoro da parte di sconsiderati aspiranti al facile arricchimento, non cito, e dove, secondo l’entità ultraterrena, ci sarebbero state, nei pressi di due vecchie piazzole per fornaci carbonifere, un secchio di monete, da lui stesso, Walfredo, sotterrate in quegli antichi tempi.<br />
Prendete, dice ancora, il tesoro e dividetelo come io vi dico. Mi raccomando! Fate quello che vi dico! Non vi azzardate a discostarvi minimamente altrimenti saranno sciagure! Dice ancora: una parte la darete ai frati, (suppongo, benedettini, perché San Walfredo faceva parte di quest’ordine monastico per le regole di base imposta ai suoi frati, a cavallo fra i secoli VIII / IX). Il rimanente lo dividerete fra di voi.<br />
Successe che le donne, come ho detto, erano in tre compresa la medium, incominciarono a diffidarsi l’un l’altra fino al punto di costringere il povero Aldo ad andare subito sul luogo a prelevare il tesoro.<br />
Aldo, da ottimo esperto di queste cose, si oppose e disse:” donne, non vi agitate così; abbiamo disponibile tutto il tempo che vogliamo. Se insistiamo in modo spropositato veniamo meno alle regole di serietà e segretezza imposte e, in questo modo, corriamo il rischio che non ci diano proprio un bel niente. Le donne, ormai, erano assillate da un solo pensiero: IL TESORO!<br />
Erano assatanate avendo lì, a portata di mano, tutto quel ben di Dio, (si fa per dire!), in attesa soltanto di essere, per rendere visivamente l’idea, aggraffato. Erano entrate in fregola. In questa agitazione volevano andare sul luogo, mi verrebbe da dire, del delitto, addirittura, nottetempo. Ma, data la strada, un sentiero, disagiato e tempestato di ostacoli insidiosi, optarono, controllandosi però vicendevolmente a vista, per il giorno dopo, di mattina prestissimo allo spuntar del sole, o meglio ancora, all’albeggio quando la notte incomincia a schiarire e annuncia la luce del novello giorno.<br />
Con tutta quella agitazione successe che il quartetto si mise in cammino all’alba, appunto, avviandosi, anelante e smanioso, sotto l’antica rocca.<br />
Giunti sul posto: guardano, cercano, rovistano in ogni dove ma, del tesoro non c’era traccia.<br />
Via via che il tempo passava, la delusione subentrava, l’amarezza era palpabile ma, come giustamente si dice, la speranza è l’ultima a morire. Poi, inevitabilmente, muore anche quella. (…)<br />
Non trovarono assolutamente nulla. Come si dice: furono bidonati da quell’entità che diceva essere San Walfredo. Aldo, grande artefice del contatto, tuttora dice.” La colpa fu tutta di quelle donne smaniose di venire in possesso del tesoro e diventare ricche, sono state punite nella loro vanità e bramosia.”<br />
Ci rimise anche, dico io, giustamente, cioè: ingiustamente, anche lui, povero Aldo! Un contatto birbone fu quello! Quando si dice: “scherzi da preti!” In questo caso non era propriamente un prete in senso stretto. Era un frate ma, non mi sembra faccia grande differenza.</p>
<p><em>(secondo l&#8217;autore Aldo era un famoso panificatore di San Vincenzo, appassionato di occultismo.)</em></p>
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		<title>Un &#8220;altro&#8221; stemma per Canneto.</title>
		<link>https://www.agripratella.com/?p=1152</link>
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		<pubDate>Mon, 07 Dec 2020 16:27:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro</dc:creator>
				<category><![CDATA[Storia]]></category>

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		<description><![CDATA[UN “ALTRO” STEMMA PER CANNETO, a cura di Giuseppe Milianti e Alessandro Colletti. L’amico Giuseppe Milianti, che condivide con me la passione per la storia locale, si è imbattuto in una interessante raccolta di stemmi nobiliari pisani datati XVII secolo. Tra questi ha catturato la sua attenzione quello di una famiglia “Da Caneto” e mi [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>UN “ALTRO” STEMMA PER CANNETO, a cura di Giuseppe Milianti e Alessandro Colletti.</p>
<p>L’amico Giuseppe Milianti, che condivide con me la passione per la storia locale, si è imbattuto in una interessante raccolta di stemmi nobiliari pisani datati XVII secolo. Tra questi ha catturato la sua attenzione quello di una famiglia “Da Caneto” e mi ha subito contattato.</p>
<div id="attachment_1145" class="wp-caption alignright" style="width: 160px"><a href="http://www.agripratella.com/wp-content/uploads/2020/12/Da-Caneto.jpg"><img class="size-thumbnail wp-image-1145" alt="Stemma della famiglia nobile pisana Da Caneto" src="http://www.agripratella.com/wp-content/uploads/2020/12/Da-Caneto-150x150.jpg" width="150" height="150" /></a><p class="wp-caption-text">Stemma della famiglia nobile pisana Da Caneto</p></div>
<p>Il toponimo Canneto, spesso nelle carte geografiche e antichi documenti con grafia Caneto, lo troviamo citato cinque volte dal Repetti nel suo <i>Dizionario geografico fisico </i>storico della Toscana. Scartati tre luoghi per la lontananza dall’area di influenza pisana, rimane un’altra località chiamata Canneto, in passato appartenente a Montaione – sotto l’influenza fiorentina &#8211; ora nel comune di S. Miniato, che ha una storia antica risalente al 780, ma del quale si perdono le tracce.</p>
<p>La presenza di numerosi stemmi di famiglie del territorio intorno al nostro Canneto, Sassetta in primis, Castagneto e Donoratico, Castelnuovo, Monte Castello, Campiglia e Piombino, fanno pendere la bilancia della attribuzione, e se aggiungiamo lo stemma comunale di Canneto del Palazzo dei Priori di Volterra potremmo scommettere che lo stemma si riferisce proprio al Castello di Canneto, Monteverdi.</p>
<p>Personalmente, riguardo all’animale raffigurato nello stemma, come prima impressione ho detto: “E’ una pecora”. Milianti invece “è un Agnus Dei”. Lasciamogli ora la parola:</p>
<p>“Essendomi spesso interessato di storia locale, principalmente per il mio paese (Sassetta) ma anche per i borghi, paesi e castelli dei dintorni, ho avuto occasione di consultare la “Raccolta di stemmi delle famiglie nobili di Pisa”, Codice Taddei, 1601-1700, della Bibliothèque nationale de France.</p>
<p>Ebbene, è con piacevole soddisfazione che in questo tomo ho rinvenuto, a poche pagine di distanza dallo stemma degli Orlandi della Sassetta, anche lo stemma di una (altrimenti almeno per me sconosciuta) famiglia Da Caneto.</p>
<p>Essendo a conoscenza delle ricerche fatte dall’amico Alessandro Colletti, che sapevo autore di pregevoli e assai apprezzate ricerche storiche, ed in particolare del ritrovamento e presentazione dello Stemma comunale di Canneto, dal Palazzo dei Priori di Volterra; e insieme, siamo giunti alla conclusione che anche questo stemma pisano sia con sufficiente probabilità attribuibile a Canneto.</p>
<div id="attachment_1153" class="wp-caption alignleft" style="width: 160px"><a href="http://www.agripratella.com/wp-content/uploads/2020/12/Stemma-Canneto-volterra2.jpg"><img class="size-thumbnail wp-image-1153" alt="Stemma di Canneto, palazzo dei Priori. Volterra." src="http://www.agripratella.com/wp-content/uploads/2020/12/Stemma-Canneto-volterra2-150x150.jpg" width="150" height="150" /></a><p class="wp-caption-text">Stemma di Canneto, palazzo dei Priori. Volterra.</p></div>
<p>Purtroppo il Codice Taddei è assai scarso di informazioni, e riporta solo gli stemmi con l’indicazione dei nomi e nessuna ulteriore indicazione; anche cercando di esaminare lo stemma con un’infarinatura di araldica non si riescono a ricavare ulteriori elementi chiarificatori.</p>
<p>Diversi elementi, secondo i dettami dell’araldica, potrebbero servire a identificare le caratteristiche della Famiglia proprietaria dello Stemma, ma nel nostro caso, sia la forma dello scudo (inclinata a tacca, del tipo tedesco) che del timbro (l’ornamento che sta sopra lo scudo, e che oggi serve a identificare il “grado” della famiglia, essendo distinta in Elmi di distinta cittadinanza e in Corone di nobiltà, che raffigurando spesso altri elementi identificativi<a title="" href="file:///C:/Users/g50-45-3vix/Documents/Badivecchia/2020/UN%20ALTRO%20STEMMA%20PER%20CANNETO%20rivisto%20solo%20testo.docx#_ftn1">[1]</a>) si ripetono identici per tutti gli stemmi riprodotti nel Codice, ed anzi se ne trovano parecchi incompleti o addirittura “in bianco”, ferma restando la forma di scudo e timbro, che sono stati evidentemente scelti come “formato standard” per tutte le Famiglie qui citate. Cosa che, da un lato ci permette di ammirare Stemmi pregevolmente riprodotti a mano e bellissimi, ma dall’altro ci priva appunto della possibilità di una lettura araldica approfondita.<a href="http://www.agripratella.com/wp-content/uploads/2020/12/Stemmi-in-bianco.jpeg"><img class="alignright size-thumbnail wp-image-1149" alt="stemmi-in-bianco" src="http://www.agripratella.com/wp-content/uploads/2020/12/Stemmi-in-bianco-150x150.jpeg" width="150" height="150" /></a></p>
<p>Dobbiamo quindi riferirci principalmente all’Arme riprodotta sullo scudo: e qui, le tre canne riprodotte insieme al Bianco e Rosso del Campo, ci parlando di uno Stemma quasi identico a quello volterrano ritrovato dall’amico Colletti.</p>
<p>Le differenze stanno (oltre che nello stile grafico) nella partizione, che a Volterra è “partita” (divisione netta in verticale) mentre qui appare “Inchiavata” (cioè a zig zag) in orizzontale; e soprattutto, nella presenza, nella parte superiore di Rosso, della figura di un ovino passante, che identificherei senz’altro con un Agnus Dei (detto anche Agnello Pasquale); la raffigurazione più frequente dell’Agnus Dei è leggermente differente, ma si trovano anche raffigurazioni uguali a questa, e l’elemento più chiaro è la presenza dello Stendardo a due punte (anche se qui sembra privo della Croce), tenuto con la zampa destra.</p>
<div id="attachment_1148" class="wp-caption alignleft" style="width: 154px"><a href="http://www.agripratella.com/wp-content/uploads/2020/12/Stemma-tratto-dal-Vocabolario-araldico-ufficiale-a-cura-di-Antonio-Manno-Roma-1907.png"><img class="size-thumbnail wp-image-1148" alt="Un esempio di Agnus Dei, tratto dal Vocabolario Araldico Ufficiale a cura di Antonio Manno (Roma 1907)" src="http://www.agripratella.com/wp-content/uploads/2020/12/Stemma-tratto-dal-Vocabolario-araldico-ufficiale-a-cura-di-Antonio-Manno-Roma-1907-144x150.png" width="144" height="150" /></a><p class="wp-caption-text">Un esempio di Agnus Dei, tratto dal Vocabolario Araldico Ufficiale a cura di Antonio Manno (Roma 1907)</p></div>
<p>E’ ben più arduo cercare di comprendere a cosa alluda la presenza di questo Agnello: forse una compartecipazione al Feudo da parte dell’autorità ecclesiastica (come accade, ad esempio, nello Stemma di Greve in Chianti o in quello della cittadina di Biot in Provenza, della quale il Vescovo di Grasse era co-signore, insieme coi Cavalieri di Malta –la cui Croce sta nella parte bassa del Campo), forse l’appartenenza a un ecclesiastico di famiglia cannetana… l&#8217;Agnello Pasquale venne utilizzato come insegna dall&#8217;Arte della Lana di Firenze, per cui è possibile che ci sia anche un riferimento a questo.”</p>
<p>Aggiungo che in araldica la pecora è anche simbolo di vaste proprietà adibite alla pastorizia, che ben si collega alla presenza dei vasti possedimenti adibiti a pascolo dei monaci di Vallombrosa, ma anche alla posizione di Canneto sulla strada della transumanza.<a href="http://www.agripratella.com/wp-content/uploads/2020/12/Stemma-di-Biot.jpg"><img class="alignright size-thumbnail wp-image-1146" alt="stemma-di-biot" src="http://www.agripratella.com/wp-content/uploads/2020/12/Stemma-di-Biot-150x150.jpg" width="150" height="150" /></a></p>
<p>La canna, pianta docile perché capace di resistere alla violenza dei venti pur piegandosi, è per questo simbolo di costanza, ma anche della</p>
<div id="attachment_1147" class="wp-caption alignleft" style="width: 160px"><a href="http://www.agripratella.com/wp-content/uploads/2020/12/Greve_in_Chianti.jpg"><img class="size-thumbnail wp-image-1147" alt="Stemma del Comune di Greve in Chianti" src="http://www.agripratella.com/wp-content/uploads/2020/12/Greve_in_Chianti-150x150.jpg" width="150" height="150" /></a><p class="wp-caption-text">Stemma del Comune di Greve in Chianti</p></div>
<p>letteratura poiché gli antichi scrivevano utilizzando appunto una canna. La canna nel nostro caso viene definita arma parlante perché richiama direttamente il nome di Canneto.</p>
<p>Contiamo comunque sul fatto che questo ulteriore ritrovamento possa essere gradito agli amici di Canneto, e anche a tutti gli interessati della Storia locale.</p>
<p>Giuseppe Milianti e Alessandro Colletti</p>
<div>
<p>&nbsp;</p>
<hr align="left" size="1" width="33%" />
<div>
<p><a title="" href="file:///C:/Users/g50-45-3vix/Documents/Badivecchia/2020/UN%20ALTRO%20STEMMA%20PER%20CANNETO%20rivisto%20solo%20testo.docx#_ftnref1">[1]</a> Ad esempio, nello stemma degli Orlandi presente nella Raccolta Ceramelli Papiani dell’Archivio di Stato di Firenze si trova lo Stemma degli Orlandi riprodotto in maniera molto simile a questi del Codice Taddei, ma con apposta come timbro la figura del Drago giacente, elemento caratteristico appunto della casata Orlandi</p>
</div>
</div>
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		<title>23 Aprile: Monteverdi all&#8217;onore della cronache.</title>
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		<pubDate>Wed, 22 Apr 2020 12:52:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro</dc:creator>
				<category><![CDATA[Storia]]></category>

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		<description><![CDATA[23 Aprile: Monteverdi all&#8217;onore delle Cronache. Non capita tutti i giorni una visita di Sua Altezza Reale Pietro Leopoldo Granduca di Toscana. A Monteverdi giunse la sera del 14 aprile 1787, durante il viaggio che lo aveva portato a San Vincenzo, Campiglia, Sassetta e poi Monteverdi. Il sovrano in vista della ‘pubblica felicità’, si sforzò [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>23 Aprile: Monteverdi all&#8217;onore delle Cronache.</p>
<p>Non capita tutti i giorni una visita di Sua Altezza Reale Pietro Leopoldo Granduca di Toscana<a href="http://www.agripratella.com/wp-content/uploads/2020/04/Johann_Daniel_Donat_Emperor_Leopold_II_in_the_Regalia_of_the_Golden_Fleece_1806.png"><img class="alignright size-full wp-image-1128" alt="johann_daniel_donat_emperor_leopold_ii_in_the_regalia_of_the_golden_fleece_1806" src="http://www.agripratella.com/wp-content/uploads/2020/04/Johann_Daniel_Donat_Emperor_Leopold_II_in_the_Regalia_of_the_Golden_Fleece_1806.png" width="193" height="300" /></a>.</p>
<p>A Monteverdi giunse la sera del 14 aprile 1787, durante il viaggio che lo aveva portato a San Vincenzo, Campiglia, Sassetta e poi Monteverdi. Il sovrano in vista della <em>‘pubblica felicità</em>’, si sforzò di reprimere gli arbitri di giudici e funzionari, sanò dispute, volle conoscere <em>de visu</em> popoli e Paesi da sempre privi di contatti diretti con il principe.</p>
<p>La sua informale disponibilità all&#8217;incontro, il dialogo con gli umili fondato sulle suppliche e le udienze, ma anche su inchieste, statistiche e relazioni: proprio nelle Relazioni per il Granduca del 1787 troviamo molte informazioni su Monteverdi e Canneto.<a href="http://www.agripratella.com/wp-content/uploads/2020/04/Nuova-immagine-3.png"><img class="aligncenter size-medium wp-image-1127" alt="nuova-immagine-3" src="http://www.agripratella.com/wp-content/uploads/2020/04/Nuova-immagine-3-300x64.png" width="300" height="64" /></a><br />
La cronaca della breve visita fu pubblicata il 23 aprile sulla Gazzetta Toscana.<em>Pietro Leopoldo passato ad abitare nella Fattoria del Sig. Paoletti, graziò della Sovrana udienza tutte le genti</em>.</p>
<p>La Fattoria è l&#8217;attuale edificio che ospita, tra l&#8217;altro, il Bar Sport.<a href="http://www.agripratella.com/wp-content/uploads/2020/04/Visita.png"><img class="alignleft size-medium wp-image-1129" alt="visita" src="http://www.agripratella.com/wp-content/uploads/2020/04/Visita-300x279.png" width="300" height="279" /></a><br />
I monteverdini ne approfittarono per porgere al Granduca due suppliche che, guarda caso, riguardavano la causa con il Paoletti: quest&#8217;ultimo, avendo acquistato dai monaci di Vallombrosa tutti i possedimenti della Badia di S. Pietro in Palazzuolo, aveva ereditato anche la causa che vedeva contrapposti i Comunisti ai monaci.</p>
<p>Le suppliche originali sono conservate all&#8217;Archivio Nazionale di Praga: con l&#8217;aiuto di Maria Iacono sono riuscito ad averne copia<a href="http://www.agripratella.com/wp-content/uploads/2020/04/RAT_Petr-Leopold_39_030.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1130" alt="rat_petr-leopold_39_030" src="http://www.agripratella.com/wp-content/uploads/2020/04/RAT_Petr-Leopold_39_030-244x300.jpg" width="244" height="300" /></a> e presto renderò disponibili le trascrizioni.</p>
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